Album

Now You See Me, Now You Don’t

7 Marzo 2025 wave 80s hypnagogic

Fin dall’ingresso di Death Must Come si avverte la tensione tra apparizione e sparizione, una smaterializzazione del pop che tenta di prendere corpo mentre già svanisce. Bianca Scout e Martyn Reid arrivano da territori lontani – performance art e underground gotico – ma in Marina Zispin trovano una lingua comune, un rituale elettronico che convoca echi dream pop, freddezza synth anni Ottanta e intimità da cameretta connessa alla rete.

La drum machine pulsa con metalli sottili, gli arpeggi si dilatano, la voce di Scout vibra come un segnale instabile. Piece of Mind sembra un frammento 1987 ricomparso da un hard disk, mentre The Tudors intreccia ritmi cerimoniali e un immaginario di potere in rovina. Più una liturgia che una canzone. Penthouse Samba e Deep Blue aprono zone liquide dove la melodia si incrina e riflette, come su una superficie che non trattiene nulla. Ogni brano vive nel punto di contatto tra tangibile e spettrale. Una memoria analogica ridotta a fantasma digitale.

L’intero lavoro sembra scivolare, quasi inconsciamente, dentro un’estetica opacamente hauntologica che diventa anche domanda fisica sul presente, su cosa resta del corpo in un mondo di archivi automatizzati. Scout sospira più che cantare e Reid costruisce riff che evaporano prima di fissarsi. Prodotto e mixato dal duo, masterizzato da Caroline Elvin, Now You See Me, Now You Don’t dosa saturazione e vuoto con eleganza vulnerabile. È un disco che brilla un attimo e si ritrae, un ologramma pop che si lascia vedere e poi scivola via, lasciando soltanto l’eco di un’apparizione mai del tutto afferrabile.

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Discografia
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  • 1 Death Must Come
  • 2 Piece of Mind
  • 3 The Tudors
  • 4 Deep Blue
  • 5 Venus Decadence
  • 6 Penthouse Samba
  • 7 Mimes Calling In The Dark
  • 8 Venus Opulence
  • 9 The Bells
  • 10 The Scythe
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