Album
Map of a Blue City
-
Marco M. Boscolo
- 22 Maggio 2025
A settant’anni suonati, Marc Ribot decide di fare i conti con una serie di fantasmi della propria vita. La morte del padre (Elizabeth), il rapporto con il divino (For Clelia), il significato del passare del tempo (Sometime Jailhouse Blues): il suo è uno spigoloso monologo notturno, fatto alle 3 di mattina, mentre l’oscurità di una notte immanente fa emergere in superficie pensieri che di giorno non avresti il coraggio di guardare in faccia. Ne esce fuori una raccolta di brani scarni, tra il cantautoriale e il confessionale, che prendono il nome di Map of a Blue City.
Dopo aver suonato per e con alcuni dei personaggi chiave della musica internazionale, da Tom Waits a Marianne Faithfull, da John Zorn a Caetano Veloso, senza dimenticare anche il suo contributo a una lunga serie di dischi di Vinicio Capossela, Ribot sembra per la prima volta decidere di parlare in prima persona singolare del proprio mondo interiore.
Sarà il fatto che mai come prima – nonostante la corposa discografia anche in solitaria – lo avevamo sentito cantare così tanto, sarà che la maggior parte dei brani sono quasi solo voce e chitarra, come se avesse appena poggiato sul tavolo il bicchiere e imbracciato la sei corde per dirci “senti questa”. Non è un ascolto facile, né un disco da lasciare in sottofondo: è un’opera da meditare nel silenzio della notte.
Tracklist
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Discografia
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- 1 Elizabeth
- 2 For Celia
- 3 Say My Name
- 4 Daddy's Trip to Brazil
- 5 Map of a Blue City
- 6 Death of a Narcissist
- 7 When the World's On Fire
- 8 Sometime Jailhouse Blues
- 9 "Optimism of the Spirit"
