Album
Maya
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sentireascoltare
- 5 Marzo 2024
Dopo il successo di OBE (ovvero Out of Body Experience) e l’album strumentale Oltre, Mace pubblica Maya il 5 aprile 2024. Lo anticipa un singolo che dà le nuove coordinate stilistiche del produttore: Non mi riconosco con un giovanissimo centomilacarie assoluto protagonista e Salmo, già presente (La canzone nostra) a metterci strofe come «All’ultimo piano, appeso a testa in giù / Pronto a fare un tuffo dove il cielo è più blu / Posso urlare finché non mi sente Dio / Qui nessuno mi ama veramente, specialmente io». È un pezzo con una base al piano, che non rinuncia all’intimismo dei brani condivisi con Venerus ma lo declina in potenza, avvelenandosi tanto di tagli emo (il crescendo riverberato) quanto di un rock meticcio, crossover, anche 90s (vedi i refrain in zona Red Hot Chili Peppers).
Il dj e produttore classe ’82, che al secolo fa Simone Benussi, si era distinto nel 2021 per una serie produzioni a cavallo tra hip hop, r’n’b, urban e pop italico che si avvaleva della crème de la crème della scena nostrana, scena che del resto ricambiava la nutrita quantità di brani da lei commissionata (vedi Pamplona di Fabri Fibra, l’intero DNA di Ghali). Nel suo passato, tanto HH anche in proprio (con il progetto La Crème e collaborazioni con Kaos, Colle e molti altri) ma anche electro (RESET!), suoi brani passati da gente come Diplo, residency radiofoniche attorno al globo (anche in Giappone), nel suo presente un mix di autorialità, ritmi e produzioni sempre ottime che non rinunciano all’appeal radiofonico ma sono lontane anni luce dai prodotti copia incolla che capita di sentire alla radio e sulle DSP.
Maya, riprende un po’ il concept psichedelico di OBE, ed è probabile che anche qui, come in quel disco, di psichedelico via sia poco (certo, Ogni pensiero vola, psych lo era sul serio ma quello era ance il disco dell’amico Venerus). Pertanto concetti come «vedere l’universo come un unico organismo, interconnesso e immateriale», «esplorare il mondo dell’inconscio», «scostare leggermente il velo della fisicità in modo da poter liberare lo sguardo sulle cose» sono da prendere per quello che sono, slogan funzionali alla comunicazione di un lavoro che promette sì di portarci altrove ma senza rinunciare a featuring di peso, ritmi potabili e un formato canzone che spesso prende voli estatici o alterna quelli a arrangiamenti più ritmati, in casse dritte come spezzate e via dicendo.
Volevo approcciarmi a un disco totalizzante, che nascesse dal contatto, non da tanti mattoncini separati. È una modalità molto diversa rispetto a quella che è in voga oggi: non singole session, ma periodi di vita vissuta insieme 24 ore al giorno per diversi giorni, nei colori delle campagne toscane, condividendo praticamente tutto, come un collettivo degli anni ‘70. In particolare avevo in mente i Funkadelic e il rock psichedelico, ma spesso non davo alcuna indicazione precisa: volevo che la musica si materializzasse, e noi fossimo semplicemente delle antenne, pronte a canalizzarla. Tante delle idee in MAYA sono apparse così, dall’interazione tra i musicisti più talentuosi che conosco, all’interno di una stanza piena di strumenti musicali: sintetizzatori, strumenti indiani, fiati, arpe, chitarre, percussioni africane…ci sentivamo come i Pink Floyd a Pompei
Mace
Maya – il riferimento all’omonimo velo della filosofia induista è puramente voluto – sarà supportato da un tour che avrà nella sua prima esibizione al Forum di Milano, il 18 ottobre 2024, il suo fiore all’occhiello.
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