Album

Slug it out

11 Luglio 2025 rock post-punk industrial electro metal

Chi è cresciuto con The Downward Spiral nelle orecchie, ha spaccato qualcosa ascoltando i primi Deftones o ballato con rabbia su un remix dei Fear Factory, non può restare indifferente davanti a Slug It Out. Leo Luchini prende il rumore e la tensione di quel mondo – industrial, nu metal, drum’n’bass contaminata – e li riplasma nel presente. Non per nostalgia, ma per urgenza. Non si limita a citare: raccoglie, elabora, rilancia. Slug It Out si inserisce nel ritorno d’interesse verso queste estetiche (vedi la rinascita dei Linkin Park, il ritorno degli Architects), ma trova una voce propria, riconoscibile, personale.

Luchini costruisce undici brani che sembrano usciti da un delirio lucido: suonano come febbre e memoria, sudore e silenzio. Le radici affondano nel cantato teso alla Reznor, nei muri slabbrati dei Korn più oscuri, nella malinconia sporca dei Deftones, nei BPM aggressivi della drum’n’bass più tossica (Pitchshifter, vi ricordate?). È un disco che pulsa e urla, ma conosce bene anche la stasi.

Extinct Instinct e Off The Leash colpiscono allo stomaco: evitano l’equilibrio, scelgono la frattura. Full Moon Fallen cambia pelle e si apre a una fragilità acustica che non consola, ma espone. Luchini non forza mai la voce: serpeggia, infetta. È confessionale e disturbante. Una ferita aperta che non cerca guarigione.

Slug It Out è musica da fine del mondo. Ma invece di limitarsi a evocarne l’estetica, Luchini la abita. E ci porta con sé. Non è revival. È resistenza.

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Discografia
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  • 1 Be Envied
  • 2 Off The Leash
  • 3 Fawn2Spawn
  • 4 Vncleane
  • 5 Admin Reveal
  • 6 Extinct Instinct
  • 7 Pruno 22
  • 8 The Taste of My Name in Your Mouth
  • 9 Compassion Fatigue
  • 10 Full Moon Fallen
  • 11 Look At you 2
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