Album

Octavia

1 Marzo 2024 drone ambient orchestrale_sinfonica

Ad una manciata di mesi dall’“ambient jazz orchestrato” esplorato in Atlas, Laurel Halo pubblica, via Portraits GRM, un brano di 21 minuti intitolato Octavia.

Composta al piano con interventi elettronici, la traccia è un’aderente traduzione in musica dell’omonima città ragnatela sospesa sul vuoto descritta da Italo Calvino nel suo libro più famoso («Sotto non c’è niente per centinaia e centinaia di metri: qualche nuvola scorre; s’intravede più in basso il fondo del burrone»).

E proprio come la rete che fa da base all’insediamento, che si sviluppa non in altezza ma al contrario («scale di corda, amache, case fatte a sacco, attaccapanni, terrazzi come navicelle, otri d’acqua…»), i droni di Halo sono sospesi, precari ma non meno maestosi. Seguono movimenti ondulatori fatti di melodia e armonia, intrecciano lamentazioni (William Basinski) e filamenti di memoria (Caretaker), nondimeno si comportano come gli abitanti dell’insediamento, gente meno incerta rispetto a quella che abita in altre città invisibili perché “si sa che tanto la rete non regge”.

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