Album

If I Could Sing

2 Febbraio 2024 pop glam art 80s synthpop

Da Connan Mockasin in poi, l’Australia è stata una fucina di artisti weirdo pop accumunati dall’obiettivo di maneggiare il pop (anche e soprattutto quello più becero) con sarcasmo, ironia e sagacia, rimescolando le nostalgie più improbabili (crooner da pianobar, gli 80s dimenticati, la disco-funk di serie b, l’exotica-lounge ecc…) riproponendole con un taglio attuale e sotto molti aspetti di divertente entertainment. Pensiamo in particolare alla scena di Sydney che ha dato vita ai vari Alex Cameron, Jack Ladder, Donny Benet e volendo anche Molly Lewis (che però è davvero un mondo a parte). Alla lista non può mancare Kirin J Callinan forse il nome più noto della combriccola (insieme a Cameron) che con il suo Bravado (2017) ha trovato consensi tra critica e pubblico e pure un momento virale grazie al videoclip di Big Enough contenente il famoso urlo di Jimmy Barnes, divenuto in pratica un meme.

Fin dall’esordio Embracism, il trentottenne (che recentemente ha fatto sapere di avere alle spalle una overdose di ketamina) non ha mai avuto problemi nel mischiare senza remore il sacro e il profano, l’artistoide e il popolare, l’alto e il basso sia a livello stilistico all’interno dei dischi sia a livello di performance sul palco e anche quando si è trattato di mettere insieme un disco di cover (Return to Center, 2019) lo ha fatto senza mezzi termini (PIL, Ultravox, Waterboys, Randy Newman, Opus e Laibach tra gli altri).

Il vero successore di Bravado si intitola If I Could Sing e pur essendo stato distribuito nel 2023 in formato chiavetta USB come merchandise ai concerti è stato pubblicato ufficialmente solo nel 2024 via Worse Records.

Se l’effetto sorpresa per forza di cose non è più quello di qualche anno fa, bisogna ammettere che l’australiano è stato capace di affinare ulteriormente una proposta che da sempre unisce art pop, glam, synth pop, slanci electro-dance e influenze industrial, mettendo in sequenza una serie di brani piuttosto riusciti: Young Drunk Driver unisce le asperità dei primi tempi con le clamorose ed epiche aperture pop del ritornello, Eternally Hateful è materiale electropop decisamente appiccicoso, Anæmic Adonis non avrebbe sfigurato durante il biennio (2006-2007) new-rave mentre in Crazier Idea l’idea fuori di testa è quella di prendere gli Spandau Ballet, plasmarli a cavallo tra una ripetitiva ciclicità di matrice vapor (senza l’effetto slowed down) e i tempi dispari dal retrogusto avant. Altrove (Chop Chop) suona come una versione colorata dei Nine Inch Nails (uno dei principali riferimenti ad inizio carriera) senza però mai disdegnare una grandiosità all’apparenza cheesy e vicina a contesti pieni di pathos e passione come certo AOR o certi musical (In Absolutes).

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