Album

I quit

20 Giugno 2025 pop rock

A sentire i tre estratti finora disponibili, il quarto disco delle HAIMI quit – sembra un lavoro più disilluso e affilato per la band californiana. Non un disco della rottura, ma della resa e, badate bene, non c’entrano le teorie sioniste che girano in rete riguardo le tre sorelle di origine ebraica. Il disco, con colori sbiaditi, disegna una resa lucida, consapevole e parecchio nostalgica. Niente melodramma, niente facili rinascite. Solo il peso specifico delle relazioni e di un presente che non regge più — o che forse non ha mai retto davvero.

Ecco quindi che il brano di lancio, Relationships, non lascia spazio ai fraintendimenti: groove minimale, anima R&B e un ritornello che va dritto al punto: “fucking relationships!” ripetuto come una diagnosi più che uno sfogo. È una stanchezza adulta, che non cerca colpevoli ma prende atto del fatto che, spesso, l’altro semplicemente non c’è, non ascolta, non cambia.

A livello sonoro, la band sembra confermare la traiettoria iniziata con Women In Music Pt. III: produzione più sporca, scelte stilistiche frammentate, un patchwork che attinge senza timore da diversi registri — hip-hop, soft-rock, elettronica, echi ’90. La direzione resta quella di una band che ha smesso di cercare l’approvazione e si concentra su ciò che vuole davvero dire. Anche a costo di risultare un po’… svuotata.

Il sodalizio con Rostam Batmanglij continua a dare i suoi frutti, arricchito da collaborazioni con Justin Vernon, Tobias Jesso Jr., Cass McCombs. E la regia sonora di Dave Fridmann aggiunge un filtro che amplifica l’instabilità emotiva delle tracce.

Tra le altre anticipazioni spiccano Down To Be Wrong, midtempo 90s fra Sheryl Crow e Alanis Morissette, con un ritornello ampio e una malinconia che si apre lentamente, ed Everybody’s Trying To Figure Me Out, che costruisce un inno su controtempi e sospiri.

Take Me Back è invece un brano diretto, fisico, costruito su una pulsazione fuzzy e un riff che richiama certe hit da MTV anni ’90. Un brano ben confezionato per i nati fra la fine dei 80s e l’inizio dei 90, perché punzecchia una nostalgia estiva, un po’ come fece in versione cinematografica il bel Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson.

L’impressione generale, almeno fin qui, è quella di un album che esplora l’esaurimento — sentimentale, relazionale, creativo — con coerenza e una certa freddezza stilistica. Un lavoro che probabilmente dividerà, ma che non può essere accusato di superficialità.

Tracklist
Streaming
Spotify
Voti
Amazon
Discografia
Vota
  • 1 Gone
  • 2 All Over Me
  • 3 Relationships
  • 4 Down To Be Wrong
  • 5 Take Me Back
  • 6 Love You Right
  • 7 The Farm
  • 8 Lucky Stars
  • 9 Million Years
  • 10 Everybody’s Trying To Figure Me Out
  • 11 Try To Feel My Pain
  • 12 Spinning
  • 13 Cry
  • 14 Blood On The Street
  • 15 Now It’s Time
SentireAscoltare

I più ascoltati