Album
Milk For Flowers
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Edoardo Bridda
- 10 Marzo 2023
Ben sei anni per dare alla luce il successore dell’ottimo I Romanticize. Torna H. Hawkline e il suo ‘“strange-pop” con dieci nuove novelle sonore, ancora dalla desueta angolazione del bardo di corte. Accanto a lui Cate Le Bon, più che una produttrice, senz’altro una buona amica che ne accompagna e magnifica l’arte da anni. E non dimentichiamo neanche il legame sentimentale che lo lega a un’altra straordinaria musicista, Aldous Harding. Due muse che non possono non aver infuso le giuste alchimie, magia particolarmente necessaria viste le ragioni che hanno animato il lavoro.
Al contrario della precedente prova, Milk For Flowers non romanza e non romanticizza, anzi, si addentra del dolore e nella perdita con visceralità inedite. Hawkline ha cambiato il modo di guardare la vita eppure gli arrangiamenti sono ancora lì a far da unguento o anche da scudo, continuandone una peculiare vena fatta di divertissement argillosi (Pagni docet) sospesi tra Canterbury, quel Kevin Ayers che tanto ci manca, parentesi anche sintetiche altezza Ariel Pink e altro ancora.
Altri personaggi a dare una mano alla realizzazione del disco sono John Parish e Tim Presley. Entrambi angeli custodi di una poetica onirica e psichedelica, che abbraccia country, glam, vaudeville e pop per parlare di affetti e morte in uno stato di sospensione che più che zen è l’anticamera della commozione. I testi come confessionale e la musica a farsi catartica dunque. Un equilibrio dal quale s’ottengono risultati sublimi e inaspettati come quell’attacco Billy Joel al pianoforte nella title track. Un disco inafferrabile, incredibilmente ispirato.
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