Album

The Work

11 Novembre 2022 ambient house dance elettronica hiphop

Sei anni, tanto è passato dall’ultimo lavoro solista di Derwin Schlecker in arte Gold Panda. The Work segna il ritorno del producer britannico che ci aveva lasciato nel 2016 con Good Luck And Do Your Best, un disco che ne aveva cementato la cifra stilistica sulle coordinate di una sciropposa looptronica fatta di groove avvolgenti e beat ingialliti indebitati con l’hip hop.

J Dilla e l’MDMA, l’akai MPC e l’indietronica, un poco d’ambient, qualche strattone preso dal dance continuum confezionati con spirito DIY, questo era Gold Panda negli anni ’10, un tipo che nella propria musica faceva entrare sentimenti e un pizzico d’ironia filtrandoli però con distacco, producendo qualcosa che sembrasse un soffio d’aria fresca tra le polveri di una stanza troppo a lungo rimasta chiusa.

Il lavoro è un termine che si è usato spesso nella mia terapia, lo leggo spesso nei libri di self care e sulla salute mentale, parlano in pratica del lavoro che devi fare su te stesso. Che è quello che ho fatto con la terapia ma anche con la corsa, il pilates …e un osteopata. In questi anni ho cercato di lavorare su me stesso cercando di capire perché fossi depresso… …anche la nascita di mia figlia ha comportato forti cambiamenti di prospettiva, non dovevo più pensare soltanto a me, dovevo organizzare la mia vita diversamente. La transizione è stata dura… …Quando ho compreso che dovevo davvero cambiare la mia vita mi trovavo in Giappone. L’hotel era orribile, giusto una finestrella in bagno. Sono uscito ed ero al 24° piano di questa torre. C’era una rete protettiva per evitare che la gente si buttasse di sotto. E tra me e me ho pensato “sì cazzo, posso ancora farlo”. Ero alle prese con i postumi di una sbornia. E quella è stata l’ultima volta che mi sono ubriacato… …fino a quel punto non avevo mai suonato da sobrio, un altro aspetto della mia vita sul quale ho dovuto lavorare. Volevo essere consapevole di ciò che facevo in tempo reale. Con l’alcol ti prende quella falsa sicurezza nei tuoi mezzi. Ho dovuto imparare a convivere con i miei sentimenti, scegliendo di sentirmi spaventato o nervoso piuttosto che ubriacarmi per bypassare tutto questo
Derwin Schlecker

Nel 2019, è vero, il nostro si era autoprodotto Jag Trax come DJ Jenifa, un affare house in cui incastri di beat e minimal groove guardavano anche al French Touch. E quel tocco lo si sente forte e chiaro nelle nuove produzioni: The Corner sembra rallentare un noto loop dei Daft Punk per calarlo in una sua classica isola di decompressione. I’ve Felt Better (Than I Do Now), al contrario, accelera, palesando ancor di più i rimandi (pensate a High Life). Un ralenti a metà strada inoltre, fatto di orientalismo da cartolina, ci ricorda di note fascinazioni, che gli abbiamo sentito suonare più di una volta. E non a caso, dati i suoi trascorsi tra l’Essex (la sua casa) e il Giappone (la sua patria adottiva).

Sono buone produzioni, anche un po’ paracule e stando alle premesse introdotte dalla press e alle dichiarazioni dello stesso Schlecker, il disco che spazierà molto, ma questo, conoscendolo, lo sapevamo già.

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