Album

The Obsession with Her Voice

8 Marzo 2024 art avant industrial elettronica

Voce e ossessione sono i due termini che l’artista di origine svedese ma di stanza a Montrèal, Erika Angell, mette in dialogo nel titolo di questo esordio solista The Obsession with Her Voice. La voce è il filo conduttore; la voce, e l’universo che è in grado di creare con la potenza del suo suono, è infatti ciò che l’artista insegue fin dalla sua infanzia quando, all’età di quattro anni, ha per la prima volta lasciato che proprio quel preciso suono occupasse lo spazio infinito degli altopiani svedesi. Un momento unico e preciso che si è tramutato in ricerca, studio, sperimentazione: la sua è una formazione di stampo jazz ma con un background che guarda alla lirica (su input di sua madre) pur muovendosi continuamente su territori granulosi ed eterogenei prima con il progetto art-rock The Owl, poi con l’improvvisazione free-jazz e l’elettronica post-industriale nel duo targato The Moth.

The Obsession with Her Voice, paradossalmente, è un esordio che nasce già maturo proprio perché figlio di una “nuova” ricerca sul modo in cui la voce possa trasformarsi in forza trainante: supportata da Jonathan Cayer e Mili Hong alle percussioni, la Angell imprigiona quell’istante appena percettibile in cui l’avant-elettronica si fonda con virtuosismi vocali androgini utili a diventare narrazione potente e riflessione su cosa rappresenti l’arte per l’individuo nel nostro contemporaneo e, soprattutto, come essa si interfacci con la sfera più femminile e femminista di quella stessa narrazione. Con pieni e vuoti in cui si inseriscono con disinvoltura lo Scott Walker di Bish Bosh, la grana metafisica di casa Jenny Hval e l’utopia ultraterrena in quota Björk (a cui si ispira anche nell’immaginario iconografico), l’esordio dell’artista svedese convince e non sfigura minimamente tra gli astri di Constellation Records.

Tracklist
Streaming
Spotify
Voti
Amazon
Discografia
Vota
SentireAscoltare

I più ascoltati