Album

The Bath

21 Maggio 2021 elettronica

Anticipato dalle eteree linee vocali di Watershed, accompagnato da una self-hauntology in formato videoclip consistente in ricordi di famiglia sporcati da glitch, The Bath è l’album per soli loop vocali e synth di Emma Houton, giovane artista newyorchese qui all’esordio discografico per Trapped Animal.

Dichiaratamente composto durante il lockdown, il lavoro, rifacendosi alle origini irlandesi della musicista e alla sua formazione metodista, esplora tramite stratificazioni vocali e minimali linee sintetiche alcune sfaccettature di un folk essenziale, ecclesiastico, bianchissimo e non di meno attraversato da una vena esistenzialista, idealmente piazzata al centro di architetture gotiche. C’è spazio per composizioni che rispettano maggiormente il formato canzone come Indumea – in area Grouper – ma in generale l’approccio prediletto da Houton è austero e inarrivabile, proprio come quello esplorato da Florian Fricke nelle colonne sonore dei Popol Vuh (Luster ricorda Aguirre per dire), agli antipodi dunque rispetto al mondo magico e fatato di Enya. Riguardo ai testi, come suggerisce il titolo del lavoro, gli otto brani ruotano tutti attorno al tema dell’acqua (immersione, il battesimo, la purificazione) e, un po’ come accadeva nell’album del 2012 di Laurel Halo – Quarantine -, anche qui si respira una immersiva, affascinante, solitudine.

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