Album

The Killer

20 Ottobre 2023 rock

Il sesto album di studio di uno dei gruppi più sfuggenti degli ultimi decenni è nato durante i mesi lockdown, quando Simon Bonney, titolare da sempre del progetto, e sua moglie Bronwyn Adams sono rimasti confinati in Australia. Allora Bonney – racconta – si è impegnato a scrivere una tesi di dottorato sull’Afghanistan di fine anni ’80 che ha finito per «somigliare più a un disco che a una tesi». Così è nato il successore di American Twilight, l’ultima fatica a nome Crime & The City Solution risalente al lontano 2013 (le lunghe pause sono una costante nella storia di questa band). Il nuovo disco è stato registrato a Berlino da Simon e Bronwyn con l’aiuto di Frederic Lyenn (piano, basso, sintetizzatore), Donald Baldie (chitarra), Georgio (sic!) Valentino (synth, chitarra), Chris Hughes (batteria e percussioni) e Joshua Murphy (piano, chitarra), e prodotto da Martin J. Fiedler.

The Killer non parla dell’occupazione sovietica dell’Afghanistan, dei mujaheddin, o della strategia americana di cui immaginiamo trattava la tesi, ma riflette piuttosto su scenari di guerra e di violenza di cui lo stesso autore è stato testimone (gestendo programmi di aiuti umanitari per ONG ed enti non-profit in giro il mondo). Emblematica da questo punto di vista è l’ultima delle sette canzoni, Peace in My Time, una riflessione/appello che al di là di un amaro pessimismo e della «perdita della fede» sembra alludere a qualcos’altro di incrollabilmente umano, come a una sorta di resilienza. «Non penso ci sarà mai la pace – non mi sorprende più niente di quello che gli esseri umani possono fare gli uni agli altri» ha detto Simon Bonney nel presentare un pezzo il cui tema, più ancora della pace in sé, sembra essere quello di saper accettare l’incertezza in cui viviamo tutti i giorni e anche di saperci accettare per quello che siamo. La domanda di senso che il ritornello si carica sulle spalle tra gli accordi del pianoforte e uno struggente violino – Will there be peace in my time – cade all’improvviso come un commento perfetto per i giorni in cui esce il disco, tra la guerra in Ucraina e l’angosciante escalation del conflitto israelo-palestinese. Di Peace in My Time è stato diffuso un video in bianco e nero che assicura al pezzo la giusta cornice visiva, intima e spartana.

Musicalmente l’album si configura come una raccolta di vivide ballate che si fanno apprezzare per delle belle soluzioni d’effetto – gli intrecci di voci di Hurt You, Hurt Me o l’ostinato ossessivo dei synth di Brave Hearted Woman – e blues cantautorali (River of God e la title-track) che fraseggiano vicini al Nick Cave di Let Love In. Segno che, al netto di un’influenza che a volte può apparire ingombrante, la scrittura di Bonney rimane sempre di ottimi livelli.

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Discografia
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  • 1 Rivers of Blood
  • 2 Hurt You, Hurt Me
  • 3 River of God
  • 4 Brave Hearted Woman
  • 5 Killer
  • 6 Witness
  • 7 Peace in my Time
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