Album
Black Rainbows
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Valentina Zona
- 17 Settembre 2023
Le periferie di Chicago sono diventate, senza che nemmeno ce ne accorgessimo, tra i posti più celebrati dal mainstream. Vibranti, identitarie, militanti, osannate finanche nei sobborghi più degradati (Shameless), o, in tempi ancora più recenti, poeticizzate nella loro magniloquenza gentrificata (The Bear), sono il centro pulsante in cui arte e musica s’incrociano spesso.
Ne è un esempio questo progetto dell’artista britannica Corinne Bailey Rae, che è rimasta folgorata dalla Stony Island Arts Bank: situata nel South Side Chicago, si compone di 17.000 metri quadrati di spazi interamente votati all’arte contemporanea e alla pratica archivistica. Qui, l’artista originaria di Leeds, vincitrice di due Grammy nel 2006 e candidata nel 2010 al Mercury Prize, imbattendosi nella collezione dell’artista visivo Theaster Gates, che ha realizzato un’opera straordinaria di recupero della storia della black art, ha dichiarato: “Quando ho varcato quelle porte ho capito che la mia vita era cambiata per sempre”. Non a caso, il ritorno di Corinne Bailey Rae è accompagnato dall’uscita del libro fotografico Refraction/Reflection of the Arts Bank, realizzato in collaborazione col già citato Gates e con gli scatti di Koto Bolofo.
Black Rainbows è nato così: tra spartiti di canzoni scritte ai tempi della schiavitù, cartoline, diapositive, oggetti in ceramica, maschere africane, fotografie di chiese rupestri dell’Etiopia, racconti di viaggio dei pionieri neri verso ovest. Un concept-album virtuosistico e variegato che esplora generi diversissimi, spaziando dal modern jazz al soul al punk: ognuno dei dieci brani è una personalissima visione e celebrazione della femminilità nera, della magia voodoo, del “collasso temporale degli antenati”, della resistenza alla cancellazione e alla rimozione, “della musica come trascendenza”.
Al netto delle indiscusse doti compositive della musicista britannica, che pure ha inanellato in passato hit che l’hanno vista accostata a nomi del calibro di Norah Jones – e qui del tutto confermate, permane un’ombra di manierismo che si staglia sulla bontà dell’operazione e in parte l’offusca: passare con disinvoltura dal far riecheggiare M.I.A. mashata con Amyl And The Sniffers (New York Transit Queen) e poi i Massive Attack in odore di basi house (Pur It Down), nel bel mezzo di un disco di modern jazz/soul sperimentale dove peraltro non mancano episodi che guardano ai grandi classici della musica nera (Peach Velvet Sky), può suonare eccessivo e, per paradosso, sminuente.
Un sofisticato pastiche o un polpettone astruso? Decidete voi.
Tracklist
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Discografia
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- 1 A Spell, a Prayer
- 2 Black Rainbows
- 3 Erasure
- 4 Earthlings
- 5 Red Horse
- 6 New York Transit Queen
- 7 He Will Follow You with His Eyes
- 8 Put It Down
- 9 Peach Velvet Sky
- 10 Before the Throne of the Invisible God
