Album
Conduit
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Edoardo Bridda
- 10 Dicembre 2022
Collaboratore di Mica Levi e Tirzah, Coby Sey arriva al debut album con i riflettori puntati addosso, come una delle next big thing del circuito underground britannico che si muove libero tra grime, spoken word, dub, jazz e techno.
Conduit, pubblicato a settembre da AD 93, è un disco che sfugge alle definizioni, ma che si muove in uno scuro universo narrativo che alterna claustrofobia e trascendenza. Nelle sue parole, il disco rappresenta una dichiarazione d’intenti: da una parte ne afferma l’attitudine – «trascendere il tangibile attraverso la musica» – dall’altra s’inserisce in una tradizione e un linguaggio che a nostro avviso è anche quello degli Space Afrika dell’ottimo Honest Labour, lavoro che similmente all’opera di Sey è un mosaico di dialogo, ritmo, texture e ombre, ma anche un mondo in cui urbano e umano si fondono e confondono.
Di suo il producer di South London, Lewisham per la precisione, introduce una personale e dicotomica visione lynchiana, scovandola tra scampoli soul, rap e jazz, uno spazio altro che poi è quello dei (suoi) sogni.
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