Album
Late Spring
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sentireascoltare
- 6 Settembre 2021
Tarda primavera, capolavoro del 1949 di Yasujiro Ozu, potrebbe essere definito un film ambient. Non ci sono colpi di scena, la trama è quasi inesistente, tutto trasmette una pacatezza d’animo, e una volta che il film è finito sopravviene un senso di infelicità. Queste sono alcune delle suggestioni che devono aver ispirato Chihei Hatakeyama per l’album Late spring, che, almeno nel titolo, omaggia in maniera esplicita e dichiarata la pellicola di Ozu.
Gli undici pezzi che compongono Late spring sono un concentrato di melodie che evocano le più lontane reminiscenze. Tutti i lavori di Hatakeyama sono incentrati sul concetto di nostalgia, e questo non fa eccezione. Non è difficile capirlo: basta dare uno sguardo ai titoli per rendersene conto (Memory in the screen, Twilight sea, Rain funeral). Ma questo è senza dubbio uno dei suoi dischi più riusciti. La sua formula, incentrata su melodie distanti che affiorano in mezzo a echi e riverberi, è ormai consolidata. Hatakeyama ha creato un sound riconoscibile e personale, e sebbene sia un musicista che si dà un poco alla volta in ogni sua opera, con questo disco si ha l’impressione che si sia lasciato andare in maniera più disinvolta. Un tassello prezioso della sua discografia, un disco di cui ci ricorderemo (Riccardo Papacci).
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