Album

Exit

30 Settembre 2022 pop cantautori rock folk

Exit è la prova sulla lunga distanza numero 3 per Massimo De Vita, in arte Blindur, acclamato (eppure ignorato) songwriter folk pop che all’attivo ha già due album che vantano produzione e ospiti di primo piano nel panorama non soltanto italiano ma internazionale. Se nel precedente A (2019) trovavamo, tra gli altri, Birgir Birgisson (fonico di Björk), Paolo Alberta (Ligabue, Negrita), JT Bates (già batterista per Big Red Machine e Bon Iver) e Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion), qui, accanto ai primi tre sempre della partita, ci sono J Mascis dei Dinosaur Jr (Mr. Happytime) a Rodrigo D’Erasmo degli Afterhours (Stati di agitazione) con Marco Fasolo (Jennifer Gentle, I Hate My Village) e Daniele ‘il Mafio’ Tortora (Daniele Silvestri, Max Gazzè, Diodato e molti altri) alla coadiuvarne la produzione.

Insomma Massimo De Vita, classe ’87, registra la propria musica con dei professionisti e pure la sua scrittura confidenzial-musicale la possiamo definire tale, inserita com’è tra intimismi à la Niccolò Fabi e sonorità à la Damien Rice (giusto per citare due songwriter per i quali il Nostro ha aperto i concerti), ma adattata a un gusto pop compatibile con l’attuale spendibilità richiesta dal mainstream italiano. Un itpop fattosi adulto, dunque, ma con tematiche e cuore a battere un tempo di gioventù, che sia un 4/4 o un crescendo Editors/coldplayiano.

A riconoscerne il talento sono state giurie e addetti ai lavori: nel 2021 ha vinto il Premio Amnesty Italia sezione emergenti, nel 2020 il Premio AFI e quello della Critica a Musicultura, e sono soltanto gli ultimi riconoscimenti di una lunga lista, il cui primo tassello rimanda al 2015.

Formalmente non c’è nulla da obiettare: De Vita conosce il proprio mestiere, e i primi due estratti dalla nuova prova – Stati di agitazione e Sereno – lo certificano. Ma dettoci questo, avremmo preferito i difetti alla formale perfezione: avrebbero potuto fare la differenza in una proposta come questa, mostrar qualcosa d’inedito sull’autore e non solo i suoi ologrammi riflessi dai contesti di cui sopra. Qualcosa che comunichi tra e sotto le parole, con queste a non svelarsi o a prescindere da sé stesse, a raccontarsi attraverso la musicalità, il registro, l’inflessione, le imperfezioni, finanche i silenzi. Quel qualcosa di insondabile che fa la differenza tra un piatto gourmet e delle buone canzoni.

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