Album

Orange Head

Black Grape - Orange Head
19 Gennaio 2024 crossover funk

Sono passati sette anni da Pop Voodoo, ultima fatica discografica dei Black Grape, duo britannico nato nell’ormai lontano 1993 dalle ceneri dei campioni del sound di Madchester, gli Happy Mondays. Per Kermit e Shaun Ryder si tratta del quarto disco uscito sotto questo nome.

In generale, questo lavoro non si discosta per nulla dal sound classico della band: un’evocazione spiritica degli anni ’90 e di tutto quel carico di contaminazioni fra generi nuovi storicizzate come crossover, numi tutelari gente come Beck, Red Hot Chili Peppers, RATM e compagnia bella.

La citazione a Beck, forse l’unico che, a titolo personale, è riuscito a tirare fuori qualcosa di nuovo e concreto da questo approccio spesso segmentale e appiccicoso, si ha in Losers, guidata da una frase di chitarra tremolante country-western che accompagna il classico rap cantato con voce schizoide (giri pseudo-western, tarantiniani diremmo, caratterizzano più canzoni del disco). Una struttura simile la si ritrova in brani come Sex on the Beach (cocktail che sa già di nostalgia) e Self Harm, che ricorda i RHCP più deteriori. Allo stesso tempo, Button Eyes mostra un’interessante deriva mambo, mentre canzoni come Quincey Pimp Wars sono connotate da un richiamo al funk anni ’70. Insomma, un grande e confuso minestrone, che trova senso nel suo fungere da enciclopedia degli anni ’90 trasportata al 2024.

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Discografia
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  • 1 Dirt
  • 2 Pimp Wars
  • 3 Button Eyes
  • 4 Quincy
  • 5 In the Ground
  • 6 Losers
  • 7 Milk
  • 8 Panda
  • 9 Self Harm
  • 10 Sex on the Beach
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