Album

Mawja

23 Febbraio 2024 world_etnica blues

Il quinto album della cantante saharawi Aziza Brahim arriva dopo un periodo tutt’altro che facile: lo scorso Sahari aveva ricevuto un’ottima accoglienza, ma poi l’autrice aveva sofferto crisi d’ansia e, alla partenza del tour che oltre a promuovere il disco avrebbe dovuto aiutarla a superare quei problemi, sono arrivati pandemia e lockdown a interromperlo. A questo si sono aggiunte la ripresa della guerra tra il suo Sahara Occidentale e il Marocco e successivamente la scomparsa della sua amatissima e riverita nonna, la matriarca della famiglia (qui omaggiata in Duaa e in Ljaima Likbira).

Il disco, realizzato con i suoi consueti musicisti, trae forza dalla volontà di superare questi problemi facendo leva sul sostegno che le viene dai forti legami con la sua famiglia e col suo popolo (la conclusiva Haiyu Ya Zawar è una canzone popolare di resistenza saharawi, Bubisher è un leggendario uccello della letteratura popolare locale che ha dato il nome a un progetto di assistenza ai profughi):

Loro non sono solo il mio passato ma anche il mio presente. Mia madre, una delle mie figlie, i miei fratelli e le mie sorelle vivono ancora lì. Sono passati 50 anni [dall’inizio della guerra]: chiunque abbia vissuto in quella situazione sa perfettamente che è una cosa che ti segna per sempre
Aziza Brahim

Ma la sua forza nasce anche dall’intesa musicale stabilita negli anni col suo gruppo, col quale continua ad approfondire il suo stile che mescola la musica della sua terra, il desert blues, le percussioni della penisola iberica (la cantante vive da anni a Barcellona), le chitarre con sfumature flamenco e la musica mondiale ascoltata da piccola alla radio. «È molto radicato nel blues ma con un’inclinazione verso il punk – desert punk!», afferma lei.

Un esempio è Metal, madera, per il ritmo della quale l’autrice ha chiesto al batterista di riascoltare i Clash ma l’andamento che la fa emergere in mezzo ai ritmi spezzati del nordafrica del resto della scaletta è più blues. La bella Fuadi, dal testo ad opera di un poeta militante Zaim Alal, conclude ariosa l’album sull’onda (“mawja”, appunto) del cammino ripreso dalla cantante e su quello, auspicato, verso un futuro migliore.

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Discografia
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  • 1 Bein trab u lihjar
  • 2 Thajliba
  • 3 Duaa
  • 4 Marhabna 2.1
  • 5 Bubisher
  • 6 Ljaima likbira
  • 7 Mawja
  • 8 Metal, madera
  • 9 Haiyu ya zuwar
  • 10 Fuadi
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