Album
Time On My Hands
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Edoardo Bridda
- 14 Luglio 2022
Ásgeir è uno che non ha bisogno di troppe presentazioni. Con la sua formula nu-soul bianchissima che per intimismi e contaminazioni elettroniche ricorda i Bon Iver e per appeal radiofonico Chet Faker o il conterraneo Sing Fang, il cantante e songwriter si è imposto come l’artista islandese che ha “venduto” più dischi in assoluto. Risultato, ancor più impressionante, dato che è stato ottenuto con soli due dischi, Dýrð í dauðaþögn (poi pubblicato in inglese come In The Silence) nel 2012 e Afterglow del 2017, andati benissimo soprattutto sulle piattaforme di streaming.
Il disco è pieno di vecchi synth. Ci ho suonato un vecchio Memorymoog su quasi tutti i pezzi. Ho scritto Vibrating Walls su un Korg PS-3100. Il Korg Delta è sempre stato il mio synth preferito e pure quello è stato usato in alcune tracce. Inoltre ho impiegato la mia voce come basso in Golden Hour. L’idea me l’ha data ascoltare Rank and File di Moses Sumney.
Ásgeir
Il terzo e precedente lavoro, Bury The Moon, non aveva convinto appieno Beatrice Pagni. Dalla recensione ne viene fuori un lavoro artefatto, un canzoniere che non ha nulla a che fare con la sincerità dei luoghi ispiratori. La nuova prova, Time On My Hands, in uscita il 28 ottobre 2022 via One Little Independent Records – Bertus, almeno a giudicare dalla press e dal lead single, potrebbe in parte smentire queste premesse.
Dal canto suo Ásgeir dice di essersi ispirato a Suddenly di Caribou, a Pang di Caroline Polichek ma anche ad artisti quali Dijon, Altopalo, Big Thief, Michael Kiwanuka, Sault, Ethan Gruska, Blake Mills e Unknown Mortal Orchestra. E se è riuscito a far convergere tanta buona musica nelle nuove composizioni, la strada – unire appeal radiofonico, ricerca e qualità – è quella giusta. Quel che è chiaro dalla scelta dell’arrangiamento del lead single (e dal videoclip / short film abbinato), Snowblind, è il sound cinematografico che l’autore ha voluto imprimervi, un certosino mix di strumentazione acustica e vintage synth. Qualcosa che lo fa assomigliare ad una versione diurna e FM di Trentemøller, un sound che ben si presta a serie dal taglio drammatico e sci-fi.
Time On My Hands è stato registrato a Studio Hljóðritm, dove Ásgeir ha sempre lavorato, a stretto contatto con il produttore Guðmundur Kristinn Jónsson. La maggior parte degli strumenti sono suonati dallo stesso songwriter, con il supporto di batteristi come Nils Törnqvist e Kristinn Snær Agnarson, il tiro di bassisti Samúel Jón Samúelsson, Kjartan Hákonarson e Óskar Guðjónsson, così come Pétur Ben alle percussioni.
P.S. la copertina non è stata ancora svelata
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