Album
Death Jokes
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Riccardo Zagaglia
- 10 Maggio 2024
Nel 2018 Damon McMahon (mente, cuore e esecutore primario del progetto Amen Dunes) sembrava aver raggiunto – dopo anni di gavetta – uno status di una certa rilevanza all’interno della scena indipendente americana. Il merito era di Freedom, l’opera più compiuta – e per certi versi accessibile – dell’americano, trainato da due ottimi singoli come Miki Dora e Blue Rose.
Poi qualcosa si è rotto, prima la morte della madre Thea Dull (pittrice, scultrice oltre che per un periodo unica avvocato donna alla prestigiosa Morgan, Lewis & Bockius e figura importante tra i real estate newyorkesi con tra le mani case come questa), poi una discussa intervista in cui Damon ammetteva di non voler collaborare con artiste donne (venne fuori successivamente che dietro a certe affermazioni c’erano le sofferenze legate ad abusi sessuali subiti da ragazzino da parte due due donne adulte).
Sei anni più tardi Amen Dunes torna con un album in studio, si intitola Death Jokes e si compone di quattrodici nuove tracce che rimarcano l’assoluta unicità della proposta di McMahon, personale, catartica e solo raramente invitante: c’è sempre stato qualcosa di inquietante nella sua musica, vuoi il timbro vocale sbilenco, vuoi le melodie che sembrano incompiute o le tante piccole imperfezioni.
Death Jokes è un lavoro contorto – più del precedente Freedom – che si riallaccia per certi versi alle sperimentazioni lisergiche dei primi tempi, private però dai legami 60s (a parte alcune cose Barrettiane sparse qua e là) e contaminate con elementi elettronici e hip hop. Talvolta siamo in puro territorio cacofonico, talvolta le drum machine sembrano impazzire e le canzoni seguire due strade differenti (Rugby Child), talvolta il sound collage (sample di Type O Negative e Coil, di una intervista a J Dilla, un discorso in francese) sembra eccessivo ma siamo pur sempre davanti ad un artista con un background quasi avant (in curriculum un progetto sulla musica etiope e uno sulla non-musica ispirata dal minimalismo di Julius Eastman) che ha trovato – forse – la propria dimensione pop un po’ per caso.
Pop si fa per dire: se proprio volessimo etichettare un lavoro come Death Jokes dovremmo probabilmente coniare un termine come uncanny-pop (o eerie-pop o unsetting-pop, fate voi).
Tracklist
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Discografia
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- 1 Death Jokes
- 2 Ian
- 3 Joyrider
- 4 What I Want
- 5 Rugby Child
- 6 Boys
- 7 Exodus
- 8 Predator
- 9 Solo Tape
- 10 Purple Land
- 11 I Don't Mind
- 12 Mary Anne
- 13 Round the World
- 14 Poor Cops
