Album

AFI

Silver Bleeds the Black Sun

3 Ottobre 2025 wave goth post-punk

Gli AFI non hanno mai avuto paura di cambiare pelle. Dai giorni hardcore a Ukiah nei primi ’90, passando per il gotico-mainstream di Sing The Sorrow e Decemberunderground, fino alle derive alt-rock di Burials e Bodies, la band di Davey Havok ha sempre rimesso in discussione la propria identità. Con il dodicesimo album, Silver Bleeds The Black Sun…, la metamorfosi diventa definitiva: l’immersione nel gotico di matrice anni ’80 è totale.

L’apertura con The Bird Of Prey evoca dei Placebo virati western noir, tra chitarre polverose, drumming incalzante e synth à la Roger O’Donnell. Da Behind The Clock a Holy Visions, fino a Ash Speck In A Green Eye, le coordinate si fanno inequivocabili: nel 2025 gli AFI suonano come un incrocio tra Bauhaus e Sisters Of Mercy. L’album cerca l’anthem senza rinunciare al ballabile post-Joy Division (Ash Speck In A Green Eye), guarda persino a Billy Idol (Marguerite), e trova nella produzione di Jade Puget con Tony Hoffer l’equilibrio perfetto tra spazialità e controllo: riverberi ampi ma basso, batteria, voce e synth sempre nitidi.

La chiusura con Nooneunderground tenta di rievocare il passato skate-punk, ma il legame con la nuova veste appare fragile. Il punto è che gli AFI hanno ormai scelto la via delle tenebre: meno pogo, più altari. Il goth non è più un travestimento ma una casa, e la band vi entra senza più voltarsi indietro.

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Discografia
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  • 1 The Bird of Pray
  • 2 Behind the Clock
  • 3 Holy Visions
  • 4 Blasphemy & Excess
  • 5 Spear of Truth
  • 6 Ash Speck in a Green Eye
  • 7 VOIDWARD, IBEND BACK
  • 8 Marguerite
  • 9 A World Unmade
  • 10 Nooneunderground
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