“Mad World”. Gary Jules e Michael Andrews rileggono in chiave esistenzialista il classico dei Tears for Fears
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Davide Cantire
- 16 Settembre 2021
Sono pochissime quelle cover in grado di far dimenticare l’originale, e ancora meno sono quelle che riescono a dipingere un immaginario inedito, nascondendo a intere generazioni il fatto stesso di essere rielaborazioni. Chiedete a quanti si sono approcciati per la prima volta al brano Mad World negli anni Duemila, a chi non aveva idea dell’esistenza di Roland Orzabal e Curt Smith e ha scambiato la cover per il brano originale. Molti lo fanno ancora oggi, a testimonianza di quanto le due versioni siano sì lontane nel tempo ma ancor di più distanti per arrangiamento ed esecuzione. Il merito va sicuramente al successo di Donnie Darko sul mercato home video, poiché all’epoca della sua prima uscita nelle sale americane il film di Richard Kelly registrò un pesante flop.
A differenza dell’originale, un classico degli anni ’80 firmato dai Tears for Fears nonché terzo singolo dal fortunato debut The Hurting, la versione di Gary Jules è partita in sordina. Inizialmente ha fatto parte della colonna sonora del cult del 2002 ma in seguito, sulle orme l’exploit tardivo della pellicola con protagonista Jake Gyllenhaal, ha goduto di un successo enorme, con i suoi gradi di scarto anche rispetto allo stesso film.
Mad World, che in questa versione più intima e pacata assomiglia da vicino a una ballad dei R.E.M., è stata concepita da Michael Andrews (l’autore della colonna sonora di Donnie Darko) e cantata da Jules. La genesi è da rimandare, infatti, proprio alla specifica richiesta del regista Richard Kelly per il suo esordio cinematografico. Come dichiarato dallo stesso Andrews, fu il budget ridotto della pellicola a incoraggiarlo a sperimentare una strumentazione alternativa.
Il film era davvero a bassissimo budget, quindi il mio compenso era molto risicato. Non potevo assumere nessun altro, ero da solo. Ho suonato tutto io: piano, mellotron, mini marimba, xilofono, ukulele e organo. Ho potuto contare su due vocalist, Sam Shelton e Tori Haberman, ma su nessuna chitarra, perché Richard aveva espressamente proibito chitarre e batterie. Non gli piacevano. A me sì, avevo suonato la chitarra per tutta una vita.
Kelly era sicurissimo che Andrews sarebbe riuscito a fare un ottimo lavoro:
Appena ho incontrato Michael ho capito immediatamente che aveva davvero un grande talento e che se ne sarebbe uscito con una grande colonna sonora. Mi avrebbe poi permesso di assistere e di ricevere i miei consigli su come volevo fosse il lavoro.
Fu lo stesso Andrews a scegliere di inserire Mad World all’interno della colonna sonora originale, alla maniera in cui lavoravano i suoi idoli, John Barry ed Ennio Morricone, che inserivano spesso dei brani cantati nelle loro composizioni. La scelta ricadde sulla hit dei Tears for Fears che era una delle sue canzoni preferite quando era ragazzo. Reclutò quindi Jules per cantare il “nuovo” brano e suonò egli stesso il pianoforte. Insieme registrarono il pezzo in un’ora e mezza circa. La nuova versione di Mad World abbandona i toni frenetici e tipicamente anni Ottanta del gruppo new wave britannico per adottare uno stile più intimo ed esistenzialista (specchio del sentimento di inizio millennio), fornendo dunque un’ulteriore interpretazione al testo già di per sè emblematico. Secondo Jules, il pubblico empatizzò subito con il brano per l’immediatezza e la semplicità del testo originale:
Penso sia un meraviglioso esempio di una persona che fa fatica ad accettare il fatto che la vita sia folle. Penso onestamente che sia una delle più belle canzoni che abbia mai sentito e il modo in cui è stata riarrangiata colpisce le persone.
La cover di Mad World finì per arrivare al #1 in classifica nella UK Singles Chart Christmas, battendo il brano dato per favorito dai bookmaker, ovvero Christmas Time (Don’t Let the Bells End), singolo natalizio dei Darkness. Il videoclip girato e pubblicato nel 2004, quindi all’apice del successo radiofonico, è estremamente semplice proprio come il brano che mette in scena: diretto da quel genietto di Michel Gondry, dall’ultimo piano di un palazzo vediamo un nutrito gruppo di bambini intenti a creare delle buffe coreografie con i propri corpi dopo il suono della campanella scolastica, mentre di tanto in tanto la macchina da presa risale per inquadrare prima Gary Jules, che con il volto sconsolato guarda lo spettacolo dall’alto, e dopo Michael Andrews, riverso sul pianoforte.
Il successo della nuova versione di Mad World lo fece schizzare tra le richieste: lo possiamo sentire infatti in numerosissime colonne sonore di serie televisive, tra cui Smallville e E.R. – Medici in prima linea, e nello spot del videogioco Gears of War.
