Diodato. Still da "Fino a farci scomparire" (2020). Una produzione Borotalco.Tv in collaborazione con Pulse Films.

Diodato. Una danza catartica e liberatoria nel videoclip di “Fino a farci scomparire”

Fino a farci scomparire è il nuovo singolo estratto da Che Vita Meravigliosa, il terzo album in studio di Diodato uscito il 14 febbraio 2020 per Carosello Records (fresco della vittoria al 70° Festival della Canzone Italiana di Sanremo). Il disco vuole raccontare il vissuto del cantautore di Aosta, «fatto di passioni e fragilità, amori, solitudini, cadute e rinascite – come dice la nota stampa – […] uno sguardo attento alla società, ai rapporti tra esseri umani, alle barriere invisibili che caratterizzano il nostro tempo».

Anche Fino a farci scomparire, che purtroppo «unisce sin troppe banalità» e trasforma la ricerca testuale e sonora di Diodato «in un potrei ma non voglio» (come dice la recensione di Beatrice Pagni), ci racconta quel senso di rassegnazione e annullamento propri della fine di un amore: «racconta della consacrazione di un “noi” giunto alla fine ma capace di sopravvivere in un altrove – dice la nota stampa –  aiutato dal tempo che dà senso a tutto e permette di allontanarsi dalle incomprensioni, dalle insicurezze passate, e con la fortuna di riconoscere qualcosa di più grande, qualcosa in grado di andare oltre le nostre piccolezze».

Prodotto da Borotalco.Tv, il videoclip di Fino a farci scomparire mostra Diodato vagare per i vicoli di Roma fino a che non si immerge all’interno dell’installazione ETHEREA dello scultore Edoardo Tresoldi (situata a Villa Borghese); in quel momento inizia una danza catartica e liberatoria spinta dalla natura stessa dell’opera, un luogo sospeso nel tempo che spinge alla contemplazione, alla riflessione, al ripensamento del rapporto tra uomo e paesaggio.

Poter interagire con l’opera di Edoardo Tresoldi, artista che conosco e seguo da qualche anno ormai, è stato un grande privilegio ma anche un grande desiderio. Sin dal primo momento in cui ho visto “Etherea”, ho pensato che fosse perfetta per provare ad esprimere quel concetto che provo a raccontare in “Fino a farci scomparire”.  E cioè quel tempio che gli amanti costruiscono e che spesso si appesantisce delle aspettative, delle proiezioni future, ma che poi quando la storia finisce pian piano si dissolve. Nel dissolversi però si alleggerisce di quel peso, ed è allora possibile rivederne la bellezza, rivederne il disegno prima che scompaia del tutto. Diodato

Su SA potere recuperare sia la sopracitata recensione di Che vita meravigliosa, firmata da Pagni, sia quella del precedente album Cosa siamo diventati (2017), scritta da Ilaria Nacci.

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