Danny Brown. Mondi sintetici, “Starburst”
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Diego Muleri
- 1 Ottobre 2025
È indecifrabile e claustrofobico, ma comunque squisitamente irresistibile e ammaliante, lo spazio che vediamo e sentiamo in Starburst, il nuovissimo singolo di Danny Brown, prodotto dal portoghese Holly e tradotto in immagini dall’ambizioso duo registico DEADHORSES. Diviso in due parti, musicalmente e visivamente, il brano di cinque minuti è astratto, rumoroso e caotico, vicino a esplodere senza mai farlo realmente. Una perla di hyper-rap post-digitale che scaraventa l’ascoltatore nel nuovo universo del rapper di Detroit.
In quello che è di fatto il primo indizio del suo nuovo album Stardust (fuori il 7 novembre), Brown si diverte a ricostruire la sua immagine per l’ennesima volta, dopo l’acida e amareggiante crisi di mezza età raccontata in Quaranta, debutto sotto Warp. Questa volta, sotto il piano estetico e musicale, gli ingredienti tipici dell’etichetta britannica pulsano in tutta la loro forza: synth aliene e cacofoniche, sample indecifrabili, bassi dirompenti e drums sintetici dal ritmo frenetico. A incollarli un Brown finalmente ripulito dalle droghe e fresco di nuovi timbri, ma non per questo meno eccentrico e sregolato di prima, con capelli biondi sparati, occhialoni in vista e torso nudo tra sudore e allenamenti. L’immagine del rapper di Detroit trasuda eccentrismo e superpotenza, elementi esaltati da un gioco di frammentazione e ritmi delle inquadrature che è tanto fastidiosamente insostenibile quanto squisitamente preciso, perfettamente adatto alle atmosfere del brano.
Il nuovo mondo di Danny Brown è sintetico, futuristico e rumoroso, dove cyberpunk, glitch e divertito sadismo si incroceranno in più forme, fusi da un modo di fare e significare il rap che è unico, irresistibile ed estremamente eclettico.
