A night at the opera

Il “papi” di Donizetti e l’amarezza dell’amore senile

Don Pasquale di Gaetano Donizetti – Teatro Comunale di Bologna (10 – 17 Giugno 2009)

L’amore senile per una giovane donna è sempre stato un tema molto caro all’opera buffa. Viene subito in mente la Serva Padrona di Pergolesi, maestro nel dipingere sulla scena con sbeffeggiante ironia, la sconfitta dell’uomo vecchio e potente dominato e ridicolizzato dalla bella e scaltra serva. O l’umiliazione di Bartolo nel vedersi sfuggire la bella Rosina nel Barbiere di Siviglia di Rossini.
Nel tempo, questo quadretto, diventato presto uno stereotipo, si è arricchito di drammaticità, salvandosi dalla piattezza dello stereotipo e il Don Pasquale di Donizetti rappresenta un ottimo esempio di questa evoluzione. 

Da situazione comica, l’attrazione per una donna da parte di un anziano signore, si trasforma in una tragicommedia in cui i personaggi soffrono le situazioni che procurano ilarità. La delusione, il rimpianto di Don Pasquale quando, dopo il matrimonio, prende coscienza di essere un “povero sciocco” che è “tradito, beffeggiato”, si tingono di tristezza, rendendo amara la dolce e cinica risata. 

All’epoca dei “papi” e delle escort d’alto bordo, il “dramma buffo” del compositore bergamasco sembra sia stato scritto l’altro ieri, tanti sono i parallelismi che richiama alla mente. Nell’allestimento presentato a chiusura della stagione d’opera del Comunale di Bologna, la regia di Alfonso Antoniozzi, attualizza la messa in scena, rendendo ancora più evidenti le similitudini. Il vecchio possidente si trasforma in un potente alto borghese vicino al Vaticano (con tanto di bandiera bianco-gialla esposta in casa), mentre il nipote Ernesto diventa un giovane immaturo appiccicato al suo Nintendo portatile, innamorato di Norina, una prostituta che accetta il gioco del matrimonio-beffa propostole dal Dottor Malatesta, che qui veste l’abito clericale. 

L’intreccio tra potere e piacere si concretizza nel decisionismo di Don Pasquale, consapevole delle possibilità che offre la sua appetibile ricchezza, ma anche nel cinismo di Norina-Sofronia, pronta a rivendicare i diritti acquisiti appena celebrato il matrimonio. Una scena vista e rivista sui magazine di gossip che fotografano la vita dei potenti, immortalata, soprattutto grazie alla musica di Donizetti, in tutto il suo carattere grottesco. Antoniozzi è un cantante prestato alla regia, allievo di Sesto Bruscantini e volto noto dell’opera buffa, dunque perfettamente a suo agio con il capolavoro di Donizetti, cui dona una brillantezza coinvolgente (anche se non sempre supportata dall’orchestra, diretta dal giovane triestino Leonardo Vordoni) che esalta la presenza scenica di Michele Pertusi, apprezzabilissimo nel saper conciliare un’ottima mimica da attore comico ad una voce di basso piena ed espressiva. Una voce che sovrasta quelle degli altri personaggi, quasi tutti giovani pescati dalla Scuola dell’Opera, bravi ma ancora un po’ acerbi per donare il giusto spessore ai personaggi donizettiani. 

La scenografia, povera ed essenziale, è costruita su due grandi cubi che, trascinati da una servitù che entra ed esce dalla storia, svolgendo anche il compito di “facchinaggio” (bello il contrasto tra i loro abiti da cortigiani settecenteschi e l’ambientazione evidentemente attuale dell’opera), costituiscono le diverse ambientazioni delle scene. Scene che in alcuni casi trasbordano dai luoghi chiusi (escono dai cubi), come all’inizio dell’atto terzo, quando una Norina ormai all’apice della sua foga consumista, occupa tutto il proscenio con modelli di abiti e diamanti acquistati con i soldi dello sconsolato e rassegnato Don Pasquale. 

Un pubblico non molto numeroso (complice il caldo o le scelte del cartellone di quest’anno?) ha dimostrato di gradire. Qualcuno avrà pensato, mentre si chiudeva il sipario :”e anche questa è fatta!”. La stagione di quest’anno, particolarmente minata dai problemi interni ed esterni al Comunale, dagli scioperi e dai tagli, è riuscita ad arrivare al capolinea, seppure con prospettive future ancora da definire.

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