Un progetto nato dall’incontro tra mondi musicali diversi — il canto devozionale sufi, la musica folk del Rajasthan e la sensibilità compositiva occidentale — torna dopo dieci anni. Il compositore israeliano Shye Ben Tzur, il chitarrista dei Radiohead Jonny Greenwood e il collettivo indiano The Rajasthan Express pubblicheranno un nuovo album, Ranjha, in uscita l’8 maggio via World Circuit/BMG.
Il disco, prodotto da Sam Petts-Davies, è il seguito di Junun, l’album del 2015 registrato nel Forte Mehrangarh di Jodhpur e accompagnato dall’omonimo documentario diretto da Paul Thomas Anderson. In concomitanza con l’annuncio è stata diffusa la title track Ranjha accompagnata da un video diretto da Ian Patrick. Tra le altre influenze del brano nella parte centrale spicca anche una sezione ritmica afrobeat.
Rispetto alle session del primo disco — realizzate insieme al produttore dei Radiohead Nigel Godrich all’interno della fortezza del XV secolo — il nuovo lavoro nasce in un contesto diverso: lo studio di Greenwood nell’Oxfordshire. Qui il musicista ha registrato negli ultimi anni anche con The Smile, il progetto condiviso con Thom Yorke e Tom Skinner, quest’ultimo coinvolto anche nelle session di Ranjha.
Il processo creativo resta però lo stesso: partire dalle composizioni di Shye Ben Tzur e lasciare che le idee dei diversi musicisti si incontrino e si trasformino durante la registrazione. «Con le canzoni di Shye hai sempre la sensazione di poterle rovinare facilmente imponendo accordi occidentali», spiega Jonny Greenwood. «Ma allo stesso tempo alcune prendono vita proprio quando succede questo».
Il progetto affonda le radici nel percorso personale di Shye Ben Tzur, che scoprì la musica indiana a 19 anni assistendo a un concerto del flautista Hariprasad Chaurasia e del maestro di tabla Zakir Hussain a Gerusalemme. L’esperienza lo spinse a trasferirsi in Rajasthan, dove avrebbe poi fondato i The Rajasthan Express.
Con Ranjha, il collettivo torna a esplorare quella stessa idea di incontro tra tradizioni musicali diverse, mantenendo come obiettivo la creazione di un linguaggio condiviso capace di superare confini geografici e culturali.