Esce oggi, 26 ottobre, su Disney+ la quarta stagione di Boris non più incentrata su Occhi del cuore, la serie di fantasia il cui dietro le quinte era al centro degli episodi originali, ma sulla vita di Gesù di Nazareth. E la sigla? È stata riveduta e corretta dai protagonisti originali.
A cantarla tornano Elio e le Storie Tese che raccontano di «una storia nuova con i personaggi a norma», una chiara indicazione sulla piega che prenderà una trama che non mancherà di prendere di mira il politicamente corretto delle produzioni televisive e cinematografiche contemporanee.
Boris si compone di sei episodi della durata di 30 minuti. Racconterà, con il linguaggio fuori dagli schemi/meta-testuale che gli è proprio, un mondo profondamente mutato rispetto agli 00s dei primi episodi, dominato com’è da social, influencer e da piattaforme di streaming, proprio come Disney+ che la distribuisce. Vedremo ancora una volta in azione Corrado e Caterina Guzzanti, ma anche di Francesco Pannofino, Alessandro Tiberi e, non ultimo, Paolo Calabresi, nei panni dell’elettricista Biascica.
La quarta serie arriva a 11 di distanza dalla terza stagione e dal film, che come ultimo frame ci aveva regalato l’iconico ralenti di Stanis La Rochelle nei panni del giovane Ratzinger. Boris è andata in onda tra il 2007 e il 2010 per Fox Channels Italia, ma negli ultimi anni è nuovamente esplosa grazie a Netflix.
Viene da chiedersi, naturalmente, cosa ne avrebbe pensato il compianto Mattia Torre di questo ritorno. Prima della sua prematura scomparsa, Torre ci ha regalato una serie tv molto sottovalutata (La linea verticale, con Valerio Mastandrea) e un ultimo film, Figli. Autore anche di Parla con me, il programma culturale e satirico di Serena Dandini andato in onda dal 2004 al 2011, Torre è stato anche scrittore di commedie per il teatro come L’ufficio, Io non c’entro, Tutto a posto e Piccole anime.