Film

Daniel Chong

Jumpers – Un salto tra gli animali

5 Marzo 2026 Stati Uniti d'America animazione

Quando si celebra un anniversario si spera sempre in qualcosa di speciale; quando se ne celebrano addirittura due, allora si spera nel miracolo. Lasciando le speranze da parte per un attimo, a volte ci si può accontentare anche di una boccata d’ossigeno e Jumpers – Un salto tra gli animali lo è senza dubbio, e forse anche qualcosina in più.

Il trentesimo film firmato Pixar, arrivato nel quarantesimo anniversario della sua (ri)fondazione, è infatti una mosca bianca in un periodo in cui la casa di produzione vive una fase post-pandemica complessa, riuscendo a respirare soltanto appoggiandosi ai sequel dei suoi titoli più importanti, nella speranza di tempi migliori.

La pellicola firmata da Daniel Chong – già regista della serie animata We Bare Bears – Siamo solo orsi e del film conseguente Siamo solo orsi – Il film – nasce con l’idea di creare una proprietà intellettuale nuova, attraverso un mix postmoderno che recupera molto dell’immaginario Disney, gioca con il metacinema e sperimenta con lo stile, pur mantenendo l’approccio al racconto del reale tipico dei suoi predecessori.

Come Avatar.

La storia è quella di Mabel, una ragazza che è stata iniziata da piccola all’amore per la natura dalla nonna e che ora si ritrova da sola a combattere una causa ambientalista: salvare lo stagno vicino alla città dall’intenzione del sindaco Jerry di costruirci sopra un tratto di tangenziale che garantirebbe un guadagno di tempo di appena quattro minuti. Farebbe qualsiasi cosa per portare avanti la sua missione, persino trasferire la propria mente in un robot a forma di castoro, in grado di mischiarsi tra gli animali e parlare con loro. Una cosa, diciamo, come Avatar.

Purtroppo, quando ci si spinge al whatever it takes, si rischia di adottare metodi e scatenare conseguenze non in linea con lo spirito originario, specialmente quando si arriva a esacerbare un conflitto latente con il rischio di travolgere le comunità che abitano “sotto lo stesso cielo”, come quella dello stagno.

Chong tenta di rinnovare gli stilemi tradizionali dello studio, dal tratto all’animazione, cercando una commistione che guarda al mondo orientale, che spesso e volentieri ha guidato gli occhi e le menti del team statunitense. Ciò permette al regista e ai suoi collaboratori di aprirsi a generi diversi, soprattutto l’horror e lo slapstick, oltre a un approccio comico più demenziale e a un sottotesto decisamente più amaro. Tutto sta nell’equilibrio trovato con momenti estremamente più maturi e toccanti.

Una comunità sotto lo stesso cielo.

Com’è solito nei film Pixar, anche in Jumpers – Un salto tra gli animali la chiave di volta per l’innesco della vicenda e delle sue intenzioni è la tecnologia. Essa è l’elemento positivo iniziale, che permette a Mabel di mettersi in contatto con gli animali, ma diventa anche il primo elemento del ribaltamento che il film mette in atto per arrivare a dare forma al suo messaggio ambientalista e pacifista.

La cosa notevole del film è proprio la sua volontà di andare oltre la morale immediata e facilmente condivisibile, e di mostrare il lato oscuro di ciò che, sulla carta, appare augurabile o spendibile per il bene. Dopotutto, la pace passa per il compromesso e per la capacità di rispecchiarsi nell’altro: un percorso assai arduo in un mondo violento come il nostro, anche per chi è animato dallo spirito più nobile e puro.

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