L'officina della camomilla
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Fabrizio Zampighi
- 8 Gennaio 2013
Tipica band generazionale legata a filo doppio alle dinamiche social del web 2.0 – analoga ai compagni di etichetta Lo Stato Sociale, ma con un target anagrafico di ascoltatori forse ancora più giovane – L’officina della camomilla (Francesco De Leo, Anna Viganò, Gaetano Polignano, Ilaria Baia Curioni e Marco Amadio) esordisce nel 2013 con Senontipiacefalostesso Uno. La formula è un indie rock da cameretta in stile Strokes/Libertines, con venature pop e testi forgiati su un cut up peculiare ma non sempre a fuoco. Abbastanza netto il giudizio del nostro Fabrizio Zampighi in sede di recensione del disco: “La sensazione è di avere a che fare con una via di mezzo tra i Lo stato sociale e Jocelyn Pulsar, con la differenza che mentre i primi almeno sanno come rendere efficace un testo e il secondo è capace di dosare ironia e leggerezza, qui si naviga a vista prendendosi fin troppo sul serio. In primis nel confezionare un prodotto che ammicca alle logiche da intrattenimento dei social network senza giustapporre un contenuto solido, tanto per dire che per proporsi come “icone” di un’ ipotetica gioventù web 2.0 ci vogliono comunque un minimo di creatività e tematiche condivisibili“.
Anticipato dallo Squatter EP pubblicato a febbraio 2014, nel novembre dello stesso anno arriva Senontipiacefalostesso Due, secondo disco della band milanese. La formula (come del resto il giudizio sul disco) non cambia di molto rispetto agli esordi, denunciando tuttavia un interesse maggiore nei confronti degli arrangiamenti. “I Nostri recitano il ruolo che compete loro anche in virtù di una età media che li premia – si dice in recensione – offrendo nel contempo ai fan, oltre a una musica tascabile e sbarazzina, un modo per identificarsi in una versione disimpegnata e aggiornata all’indie di casa nostra del celeberrimo motto punk “tutti possono farlo” (o, se preferite, del più prosaico “facciamo casino”)”.
