Femina Ridens

Il percorso musicale di Francesca Messina inizia negli anni ’90 come cantante solista dell’ensemble vocale Jubilee Shouters. Successivamente partecipa alla tournée teatrale con il musical Porgy and Bess nei maggiori teatri italiani a fianco di Mauro Grossi. Dalla fine degli anni ’90 sfrutta le sua voce fluida ed eclettica al servizio del progetto dance Lady Violet.

Nel 2003, nonostante il successo, la musicista decide di abbandonare il mondo di Lady Violet per dedicarsi ad altro ed entra stabilmente come perfomer nella compagnia teatrale Laboratorio 9. Grazie alla collaborazione con Barbara Nativi ha la possibilità di comprendere le dinamiche legate al mondo femminile portate in scena da Marisa Fabbri, Lucia Poli e altre formidabili attrici che ha la fortuna di affiancare. Nel 2004 partecipa alla Biennale di Venezia come attrice nello spettacolo teatrale Binario Morto di Letizia Russo. Nel 2005 scappa a Roma per qualche anno a studiare doppiaggio con Giorgio Lopez (la voce ufficiale di Dustin Hoffman) e doppia qualche film di serie B. Nel frattempo si laurea in lettere, suona la chitarra e comincia a scrivere.

Dal 2008 Francesca torna a confrontarsi nuovamente con la musica. Crea La Materia Strana, trio formato insieme a Massimiliano Lo Sardo e Umberto Bartolini. La band pubblica l’EP Raptus e suona su diversi importanti palchi italiani. Viene più volte definita frontwoman “enigmatica, potente e magnetica”. Nel 2013 inizia la carriera solista sotto il moniker di Femina Ridens, con il disco d’esordio omonimo. Fabrizio Zampighi, in sede di recensione, parla dell’album in questi termini: «una canzone d’autore personalissima capace di gettare ponti verso tradizioni a prima vista distanti, come l’Alan Sorrenti altezza Aria di Vorrei incontrarti (una cover se possibile ancora più emozionante dell’originale, epidermide fondamentalmente folk svestita degli umori psichedelici) o l’Antonella Ruggiero vagheggiata in Appariscente, il trip-hop basale di Tutto il mio silenzio o, in generale, la migliore tradizione popolare».

A marzo 2015 esce il secondo album di Femina Ridens. Schiaffi è la confema di una scrittura particolarissima e di una voce virtuosa, un lavoro in cui «c’e meno poesia ma più carattere e pragmatismo» e che parla di «sesso, amore, critica sociale, false aspirazioni e falsi ideali, corpo e anima, ma anche [di] una dimensione personale che evidentemente fluisce attraverso le tematiche dell’album». «I testi dei brani – si legge in recensione –  guadagnano ulteriore spessore, rimanendo comunque in quel traballante universo semantico tra diario personale e dimensione pubblica che si perde in uno «stronza» ripetuto fino all’ossessione, ma ti stende anche con un «quanto può durare questa sfida / tra sorrisi forzati e vertiginose attese / gioco al massacro / fatto con grazia / ed un mistero / che ci inventa / e poi ci annienta». Femina Ridens rimane «in quel limbo da cantautrice atipica capace di rendere credibili concetti e parole difficili da maneggiare per un musicista senza la sua voce e la sua teatralità controllata» e firma un disco che è un (riuscito) salto nel vuoto senza rete di sicurezza.

 

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