Hardcore? No, but…
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Carlo Affatigato
- 17 Gennaio 2013
Vitalic è un vero sfacciato. Gli chiedi che effetto fa live una bomba trash dance come Stamina, e lui ti risponde candidamente: “Beh… ovviamente spacca. È pensata proprio per questo, no?“. È il suo modo di interloquire con il tamarro, con quel lato kitsch che ha fatto discutere anche su album, lo stesso che può suscitare un certo clamore quando il producer francese afferma “mi piace Guetta“. È un atteggiamento di dialettica volontaria, dopo due album che in modi diversi avevano affrontato le possibilità dentro e fuori la disco, partendo direttamente dalle tesi electroclash che del filone dance pop erano state l’ultimo apice di futurismo controllato. Trattasi semplicemente di uso di un certo tipo di energia per un certo tipo di scopo. Niente di davvero esecrabile e nemmeno umiliante rispetto alle reali capacità di produzione: solo una scelta estetica come tante. Giusto per fare un dispetto ai critici col baffetto e la fissa dell’apertura intellettuale.
Monsieur Arbez ha scelto di far scatenare il suo pubblico. Ha scelto di farsi una tracklist di bombe funzionali alle esibizioni dal vivo, godersi il successo del formato album e sfruttare ogni gocia di energia per il tour successivo. E il Rave Age tour, ve l’avevamo detto, è arrivato in Italia. Sabato sarà di scena al Viper di Firenze e sarà l’occasione per prender confidenza con gli ottimi riscontri ricevuti in Europa. Lo abbiamo raggiunto per un’intervista esclusiva e quel che sembra trasparire è assoluta tranquillità: tutto è preparato e collaudato in funzione del risultato che deve ottenere, e la formula è diretta al punto giusto per scongiurare qualsiasi fallimento.
“Rave Age può piacere a tutti“, dice. Tutti quelli che non si fanno troppi problemi con certa dance ignorante e di rapido effetto. Naive, come la chiama lui…
Quindi il Rave Age tour sbarca in Italia. Pensi anche tu che quello di Rave Age sia il miglior materiale che tu abbia mai avuto per le performance live?
Certo, l’album è proprio basato su quel tipo di energia ed è pensato con l’idea di eseguirlo live, quindi è sicuramente perfetto. Coi musicisti ci divertiamo un sacco negli show, e le reazioni del pubblico sono ottime..
Come vedi l’evoluzione del tuo sound da OK Cowboy a Rave Age? Stai seguendo una direzione precisa?
OK Cowboy era qualcosa a metà strada tra il sound della Gigolo (la International Deejay Gigolo Records, ndr), come Poney o La Rock, e atmosfere più meccaniche o naive, ingenue. Flashmob è venuto fuori durante il mio periodo disco, quindi le atmosfere erano più rilassate e solari. Rave Age ritorna sull’energia e mescola il rave sound con la disco e il pop.
Tutti i miei album son diversi tra loro, credo che questo sia il punto. Faccio la musica che sento in quel preciso momento, senza far troppa attenzione ai generi.
La tua svolta hardcore può esser vista come una risposta allo stesso tipo di svolta subìto dal dubstep. Pensi che siano i giorni d’oggi ad aver bisogno di roba più forte, e perché?
Prima di tutto io non direi che Rave Age è hardcore! Però c’è un po’ di quell’energia, sicuramente. Allo stesso tempo, ci puoi trovare ballate e canzoni pop. Sul dubstep non dico nulla perché non è proprio il mio genere di ascolto, sono troppo “disco” per quello. Anzi, dal mio punto di vista mi sembra che i tempi stiano rallentando e le cose stiano diventando meno isteriche, almeno all’interno della scena underground.
Che effetto fa suonare Stamina live?
È veramente super. Sta davvero spaccando e nei grossi festival la gente impazzisce. La traccia era proprio pensata per quello.
Come è nato il videoclip?
Ho ricevuto qualche idea da alcuni registi. Di fatto avevamo quasi iniziato a girare su uno di questi script quando all’ultimo istante abbiamo ricevuto quello, con la storia delle pillole dimagranti e l’hamburger. Ho subito sentito che era quello giusto, senza dubbio. Il video è un corto e cattura il mood della traccia, tra energia e divertimento.
Questo è un sound fatto per le arene, no? Non sembra anche a te che la dance stia vivendo oggi la sua propria esplosione stile “centro commerciale”, dove le realtà di massa come Skrillex, Guetta, Deadmau5 ecc. si rubano il grosso dell’esposizione mediatica e i piccoli club hanno meno spazio? Che ne pensi?
Beh, ci sono alcuni DJ che si sono guadagnati il loro successo commerciale ed è giusto così. Alcune delle loro tracce sono buone. Titanium di Guetta secondo me è un pezzo dance perfetto. Ma non è esattamente quel che faccio io. Alcuni dei miei pezzi sono facili da capire e efficaci per il pubblico, ma il feeling è differente. L’idea è differente.
Che fine ha fatto l’electroclash? Che eredità ha lasciato?
Per quanto ne so, in Italia va ancora. Ovunque vada c’è sempre qualcuno che mette electroclash. Sono sicuro che presto tornerà di scena…
Come mai due canzoni così pop come Fade Away e Under Your Sun, in un album votato all’hard sound?
Non c’è un motivo specifico, mi sono venute spontanee! Penso sia un bene avere stili differenti nello stesso disco, esplorando orizzonti diversi. Ma con le stesse sfumature sonore, così il disco mantiene consistenza. Non penso molto mentre faccio musica. Ho un’atmosfera nella mia testa e voglio disegnarla, metterla in parole, una storia, una melodia… ed è quel che faccio.
Pensi che quest’album possa essere amato dalla generazione giovane? Pensi che risponda un po’ alla tipica rabbia adolescenziale?
Penso che Rave Age possa essere amato da chiunque… non faccio musica per uno specifico tipo di persone, come fossero un target di mercato. Il disco ha sicuramente un’energia che piacerà ai giovani, ma anche diversi altri vibe.
Musicalmente, senti una certa nostalgia per i tempi passati? C’è qualche periodo in particolare a cui ti senti affezionato, o dalla quale ricevi una qualche influenza involontaria?
Non sono granché nostalgico, sono uno che guarda avanti. Mi piace l’idea di futuro e come le cose possano cambiare, evolversi e anche sparire. Per la musica è la stessa cosa. Amo molto gli 80s, mi piace un sacco la italo disco. Ho anche amato il punk rock dei tardi ’70. Ho apprezzato qualcosa nei ’90… Penso di prendere un po’ di tutto, da ogni periodo. Uso il mio passato, o un passato di fantasia che non ho mai vissuto, per portarlo nel presente.
Come vedi la scena french electro di oggi?
Penso sia ben vivace. Gesaffelstein e Brodinski sono tra i giovani che si stanno mettendo più in mostra.
Fai ancora nei tuoi live vecchie hit come My Friend Dario o Poney?
Faccio Dario, sì. Forse farà anche Poney. Sono tranquillamente a mio agio coi miei pezzi più vecchi. Non li ascolterei a casa o in macchina ma piacciono al pubblico, e quindi anche a me.
C’è qualcosa che vuoi dire al pubblico di Firenze?
“Si. Facciamo un casino al Viper 🙂“
