Fenomenologia dei Nepo baby, l’ultima ossessione della Gen Z
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Carmen Palma
- 30 Dicembre 2022
Secondo il vocabolario Merriam-Webster, Gaslighting è la parola del 2022. Per il mondo dei social, tuttavia, è un’altra l’espressione che ha dominato le discussioni sull’arte e lo showbiz: Nepo baby. Tanto che il New York Magazine ha creato una copertina che ha diviso i naviganti, in particolare quelli di Twitter. Stiamo parlando dei figli d’arte, degli artisti (attori, cantanti, produttori, ecc.) che possono vantare nel loro lignaggio icone importantissime di Hollywood, a volte superando persino lo status dei loro illustri genitori, zii, nonni, ecc.
https://twitter.com/PopCrave/status/1604871269744254978
La testata ha ricreato una sorta di mappa dei “figli di papà”, mettendo in luce come tutta Hollywood sia formata da un fitto intreccio di famiglie. Tutti sono figli di qualcuno, tanto che su TikTok la Gen Z ha dato vita al trend del “tutti i nepo baby che non ti aspetteresti” (molti in realtà erano già noti, come George Clooney o Gwyneth Paltrow, ma ricordiamo che la piattaforma è frequentata perlopiù da giovanissimi). Su Twitter, a dare il via alla conversazione è stato un tweet di Meriem Derradji (non una nepo baby, ma una cittadina comune), in cui parlava di Maude Apatow (la cui performance in Euphoria, a suo dire, non è stata memorabile): «Ho appena scoperto che anche Lexi [il personaggio di Apatow, ndSA] è una nepo baby, omg. Sua madre è Leslie Mann e suo padre è un regista [Judd Apatow]». Il tweet è arrivato prima a Maude e poi a sua madre, avviando così una serie di pubblicazioni sul concetto di “nepo baby”.
La mappa del magazine fa una carrellata dei nepo baby più famosi con ormai una carriera trentennale alle spalle e, certamente, il talento per restare a galla nell’oceano di Hollywood (e quindi, diciamocelo, non importa che a un certo punto della loro vita siano stati raccomandati): Laura Dern è la figlia degli attori Diane Ladd e Bruce Dern (i suoi primi lavori sono stati da adolescente accanto a sua madre), Anjelica Houston è la figlia del regista John Houston (ha recitato in alcuni film del padre), Liza Minelli è figlia del regista Vincente Minelli e dell’attrice Judy Garland, Kirk Douglas era il padre di Michael Douglas e Jamie Lee Curtis è nata dalla coppia Janet Leigh e Tony Curtis.
C’è poi tutta la nuova generazione di nepo baby, e qui la storia si fa più interessante. Primo, perché negli ultimi anni hanno praticamente dominato il mondo della tv e del cinema. Secondo, perché loro usano i social e discutono pubblicamente di cosa significhi essere “figli di”. Euphoria, una delle serie di punta di HBO, è stata creata dal figlio del regista e sceneggiatore Barry Levinson. Metà degli artisti indipendenti hanno almeno un genitore con una pagina su IMDB e persino Nicholas Braun, il cugino Gregg di Succession, è figlio di uno dei designer del logo dei Rolling Stones. Honor Swinton Byrne, classe 1997, è studentessa di psicologia ma è apparsa in due film di punta a Cannes negli anni scorsi, Souvenir e Souvenir II di Johanna Hogg. È la figlia di Tilda Swinton (amica e attrice feticcio della registra Hogg) e dello sceneggiatore John Byrne. Cooper Hoffman, il protagonista di Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson, è il figlio del compianto Philip Seymour Hoffman. La lista è lunghissima. Molti di loro, pur essendo esplosi da relativamente poco (un decennio o giù di lì) hanno comunque dimostrato di aver ereditato la stoffa dei loro genitori. Basti pensare ai fratelli Skarsgård (Alexander, Gustaf e Bill), figli di Stellan, o a Dakota Johnson, figlia degli attori Don e Melanie Griffith.
È indubbio che il tentativo di molti di essere “giustizieri della meritocrazia” e portare a galla tutte le parentele hollywoodiane è sciocco. Di certo fa sorridere questa platea ingenua che sembra accorgersi solo adesso di quanto possa fare la differenza avere le conoscenze giuste, e non solo nel mondo dello spettacolo (chissà come reagirebbero nel sapere che la politica è messa peggio). O forse non è solo ingenuità, ma solo il frutto della tendenza odierna a voler analizzare tutto. Ogni cosa, anche l’evento più sciocco, si presta a un editoriale o una analisi socio-culturale da esporre come wall-text sui social o articolo in siti specializzati (come sta succedendo anche qui). In effetti il tema si presta bene a questo genere di riflessioni, perché porta alla ribalta diverse questioni collegate tra loro che vanno oltre il semplice showbiz (ma ne parleremo più avanti).
Considerazioni degli analisti del web a parte, anche le reazioni dei nepo baby all’inchiesta del NY Magazine fa pensare che molti di loro vivano in una bolla. La modella Lottie Moss, sorellastra di Kate Moss, ha scritto che è stufa delle persone che incolpano il nepotismo perché non sono ricche, famose o di successo, aggiungendo: «Non è giusto che le persone che provengono da famiglie famose abbiano un vantaggio per questo. Ma indovinate un po’? La vita non è giusta». La 24enne ha poi cancellato il tweet. Lily Allen, figlia dell’attore Keith Allen e della produttrice cinematografica Alison Owen e, ha detto che «anche i nepo baby hanno dei sentimenti». Ancora prima, la su citata Maude Apatow ha affermato che il termine la rendeva «triste», Zoë Kravitz (figlia di Lenny Kravitz e Lisa Bonet) è diventata «insicura». Lily-Rose Depp, la modella e attrice figlia di Johnny Depp e della sua ex-compagna Vanessa Paradis, ha parlato di un vero e proprio stigma nei suoi confronti, paragonando la carriera artistica di un nepo baby a quella di un medico, perché «se qualcuno ha la mamma o il papà medico e lo diventa anche lui, nessuno andrà a dirgli che è solo merito della carriera dei suoi genitori, perché si sentirebbe rispondere ‘no, è merito mio che ho studiato medicina’». Poi c’è Eve Hewson, attrice e figlia di Bono Vox degli U2, che su Twitter ha criticato i “figli di” che fanno la guerra ai “figli di” (riferendosi alla CEO della testata, Pamela Wasserstein, anche lei una nepo baby).
L’ultima reazione arriva da una delle nepo baby più talentuose, Jamie Lee Curtis, che in un’intervista a IndieWire ha affermato che tutto il discorso è denigrante: «Ce ne sono molti di noi, dedicati alla nostra arte. Orgogliosi del nostro lignaggio. Crediamo fortemente che abbiamo il diritto di esistere». Più che dei figli d’arte, sembra stia parlando degli X-Men…
Jamie Lee Curtis, the daughter of Oscar nominees Tony Curtis and Janet Leigh, on the current "nepo babies" discourse: "There are many of us. Dedicated to our craft. Proud of our lineage. Strong in our belief in our right to exist.” https://t.co/M5dOK82gF3 pic.twitter.com/2fDuC4YKvo
— IndieWire (@IndieWire) December 25, 2022
Il discorso che nessuno di loro sembra prendere in considerazione, è quanto il privilegio da cui partono possa aprire le porte (o comunque facilitare) in modi molto diversi tra loro. Maya Hawke, figlia di Ethan Hawke e Uma Thurman, ha recitato (oltre che in Stranger Things) in C’era una volta a…Hollywood. L’attrice e cantante ha raccontato di come, per ottenere la parte, abbia fatto un normalissimo provino (e ci mancherebbe) via Zoom con Tarantino, affrontato grazie all’aiuto di suo padre. Come se fosse cosa da tutti i giorni avere Ethan Hawke al proprio fianco che ti dà consigli sulla recitazione. E nessuno degli attori citati ha anche lontanamente fatto cenno ad un altro dei temi affrontati dall’inchiesta del New York Magazine, ossia l’istruzione. Molti, moltissimi, nepo baby hanno avuto accesso a prestigiose università private, come Harvard o Saint Ann (notoriamente molto selettive). Per fare un esempio, nel 2019 lo scandalo Varsity Blues portò alla luce una serie di accordi fraudolenti per le ammissioni universitarie, in cui erano coinvolti anche diversi attori e registi (c’è anche un documentario sul caso, disponibile su Netflix).
Se negli anni ’80, ’90 e ’00 guardavamo ai nepo baby con un misto di rabbia e invidia, oggi l’utilizzo dei social media da parte dei nuovi “figli di” ci espone a un’enorme bugia: le star che tra un photodump e l’altro fingono di essere come noi, non sono affatto come noi e partono più avvantaggiati. È un dato di fatto. No, non deve essere un’etichetta che metta loro il bastone tra le ruote (se si parla di vero talento, altrimenti l’effetto è quello del ridicolo lavoro da fotografo del figlio di David Beckham), ma anche i lamenti da martiri dei nepo baby sono altrettanto fastidiosi.
Nell’era dell’attivismo social, le star si dimostrano vicine alle cause che affliggono la società (soprattutto dopo la nascita del movimento #BlackLivesMatter). Tra un carosello, un reel o una story, sembrano seguire fedelmente la causa di tendenza, ma stavolta, ad essere presi di mira, sono proprio loro, ed è certamente divertente osservarli mentre provano a “giustificarsi”, anche un po’ scocciati. Non c’è niente da spiegare, perché il nepotismo esiste da sempre, ma a giudicare dalle loro reazioni, dalle grafiche di Instagram hanno imparato ben poco. Non solo siamo di fronte all’ennesima, grottesca contraddizione del mondo social, ma siamo anche davanti all’ennesima dimostrazione che il merito è una favoletta a cui solo i ricchi credono ancora.
Perdonerete il cinismo, non è solo una questione di nepotismo, ma le condizioni di partenza di una persona borghese con tutte le facilitazioni del caso renderanno il cammino del nepo baby meno impervio, e l’etichetta di essere “figlio di” non può essere minimamente paragonabile alle difficoltà e alla precarietà che incontra un signor nessuno nel mondo dello spettacolo. Su merito e privilegio forse si è abituati a parlare più in Italia che negli Stati Uniti, sarà che noi il nepotismo lo abbiamo addirittura portato alla luce del sole sul palco di Sanremo, nel 1989, quando la conduzione fu affidata a quattro, sconosciuti “figli di” (così si facevano chiamare) con un risultato imbarazzante. Non che le cose siano cambiate nel corso degli anni, visto che altri figli di papà illustri (Marco Morandi, Manuela Villa, Irene Fornaciari) hanno fatto sfoggio del talento canoro ereditato dai genitori. E anche Amadeus ha accolto in gara per la prossima edizione Leo Gassman, figlio del noto attore Alessandro, e LDA, fresco di partecipazione ad Amici, il cui padre è Gigi D’Alessio.
La reazione forse più intrigante è stata quella della modella Vittoria Ceretti, commentando su Twitter le parole sopra citate di Lily-Rose Depp (riferendosi a lei come «una di quelle persone che voi chiamate nepo baby»): «Sono convinta che, come dite voi, siete lì perché avete lavorato sodo, ma mi piacerebbe vedere come avreste resistito ai primi cinque anni della mia carriera. E non parlo solo dei rifiuti, perché so che questo è successo anche a voi (anche se, alla fine della giornata, voi potete piangere sul divano della villa di famiglia a Malibu). Io parlo del non avere i soldi per volare a casa dalla propria famiglia, di aspettare ore per un casting ormai assicurato per poi vedere un nepo baby passarti davanti scendendo dal sedile della sua Mercedes con al seguito gli amici, l’assistente e l’agente che si prende cura della sua salute mentale. […] Ho molti amici nepo baby che rispetto e a cui voglio bene, ma non posso sopportare sentirli mentre si paragonano a me. Io non sono nata su un cuscino comodo: so che non è colpa vostra, ma per favore apprezzatelo e riconoscete di essere dei privilegiati».
