Album

Cellar Soul

23 Maggio 2025 rock metal

Dalle viscere del circuito heavy psych di Toronto, tornano i Witchrot con Soul Cellar, un lavoro che spinge in là i confini del doom contaminato da sludge, acid e fuzz. Il disco è una discesa in un abisso sonoro plumbeo, costruito su riff distorti come lamiere arrugginite e una vocalità spettrale e disturbante che grava sull’ascoltatore come una maledizione.

La band, ormai stabilizzata attorno alla presenza magnetica di Lea Reto alla voce e di Peter Turik alla chitarra (guardare la bio per scoprire la strana storia di questa band), scolpisce un sound che deve tanto agli Electric Wizard quanto ai Sabbath più corrosivi, ma con una vena di disperazione che richiama certo noise anni Novanta. L’apertura con Possession Deepened incanta con giri ciclici e piano elettrico stra-effettato, mentre Tombstone e Ride Into the Sun (che devono qualcosa a Iggy Pop e i suoi Stooges) mostrano un songwriting più fratturato, capace di evocare spazi claustrofobici e visioni psichedeliche marce.

Il punto di forza del disco è la capacità di lavorare su strutture all’apparenza statiche, ma che si deformano lentamente in una progressione ipnotica e disturbante. Il basso satura ogni interstizio, la batteria pesta con una gravità sismica e la produzione volutamente lo-fi, amplifica l’effetto narcotico del tutto.

Con Soul Cellar, i Witchrot consolidano una visione sonora personale, dove l’horror esistenziale incontra la tradizione doom più nichilista. Un disco che si ascolta con piacere solo se si è pronti a scendere giù con loro.

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Discografia
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  • 1 Possession Deepens
  • 2 Tombstoned
  • 3 Throat Cutter
  • 4 Die Alone
  • 5 Green River
  • 6 Spineless
  • 7 Soul Cellar
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