Album
Capricorn Sun
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Edoardo Bridda
- 18 Ottobre 2022
Lanciata da billboard tra New York e Londra, e da una discreta copertura digitale, TSHA, al secolo Teisha Matthews, arriva al debut album, Capricon Sun, con quotazioni piuttosto alte. Del resto basta ascoltare intro e primo brano in scaletta per comprendere l’esatta altezza in cui si posiziona la sua proposta che un sicuro target ce l’ha: il revival a cavallo tra 90s e primi 00s tra sample soul diva stile Moby, tastiere da house commerciale più che “spaghetti” e sprezzemolata di breakbeat per metter in chiaro la provenienza della ragazza.
Matthews viene dagli UK e se di british dance parliamo uk garage e tastierine caraibiche da Nothing Hill Carnival, già riscoperte in tutte le salse da Jamie XX e co., non possono mancare, così come oltreatlantico la nostra dichiara di esser cresciuta con Beyoncé e le dive 90s dell’r’n’b.
Da queste premesse si sviluppa una scaletta ben organizzata, che alterna emozione e cameretta a spinte dancefloor senza particolare originalità ma puntando a instaurare un dialogo con l’ascoltatore sul terreno comune d’ascolti condivisi. È il caso del suo brano più noto, Sister, in cui rivela di avere una sorella che non sapeva di avere rifacendosi alle produzioni di Jamie XX / Caribou, sforbiciate di vocali comprese.
Fatte per piacere e piacersi queste composizioni rispondono a criteri di varietà e orecchiabilità ma spesso non fanno nulla di più, né Matthews riesce a far brillare le sue produzioni con interpretazioni altrettanto caratterizzanti (vedi Dancing In The Shadows con Clementine Douglas).
La bontà sta negli strumentali: Water si muove delicata e avvolgente su territori dream house, con Oumou Sangaré ad aggiungere texture vocali più strofe vere e proprie. E così fa Giving Up e Nala (la migliore del lotto) che chiude nel segno degli Orbital.
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