Album
Jungle
-
Luigi Lupo
- 12 Marzo 2023
Tra tappeti elettronici dosati, synth aperti e melodie sentimentali, i cuigini Guillaume e Jonathan Alric, con il progetto The Blaze, si sono inseriti nel 2017 in quel sentiero a metà tra melanconia indie e ritmiche mutuate dal clubbing addolcite per un ascolto rilassato e pensoso. Un percorso battuto in passato dagli XX o dai Kiasmos con richiami al conterraneo Sebastian Teller o al Berlin Calling di Kalkbrenner. I due sono anche videomaker: nel 2016 la clip del singolo Virile attira le attenzioni di migliaia di ascoltatori tanto che, ad oggi, il video conta 9 milioni di visualizzazioni. E apre la strada al primo album Dancehall, che ne mostrava già pregi e limiti: da un lato, soffici tappeti di deep house minimale, canzoni melodiche da ascoltare ondeggiando, dall’altro una certa ripetitività.
La stessa dinamica la ritroviamo in Jungle, che si piazza all’incrocio tra indie-pop e tendenze dancefloor. Lullaby, la traccia di apertura, ne è la perfetta sintesi: un’apertura con falsetto piacione a là Bon Iver, progressioni ritmiche dalle parti di Jamie XX, chitarrine e chiusura shoegaze a chiudere il cerchio. Non mancano neppure i cori sentimentali – molto M83 degli esordi – con Clash, mentre Dreamer prova a far ballare con un groove più spinto accompagnato da sirene che stanca al primo drop.
Non si può dire che Jungle non sia un album scritto formalmente bene, se per bene intendiamo una produzione formulaica, prevedibile e ripetitiva. Le canzoni seguono tutte il medesimo schema: i vocals rochi in mood indie, la deriva dancefloor, quel poco di house o electro. Tutto già sentito mille volte. Quando si dice comporre con il pilota automatico.
Tracklist
Streaming
Spotify
Voti
Amazon
Discografia
Vota
