Album
Abbey Road
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Antonio Pancamo Puglia
- 27 Settembre 2023
Pubblicato il 26 settembre 1969, Abbey Road è l’undicesimo (o il decimo, se non si conta la colonna sonora del film Yellow Submarine) album in studio dei Beatles. Tecnicamente, si tratta anche del loro ultimo lavoro collettivo: Let It Be, pur apparso sul mercato otto mesi più tardi, era stato – com’è noto – scritto e registrato in precedenza.
Anche se, al tempo, le dinamiche interne al gruppo restano in larga parte ignote al grande pubblico, le canzoni del disco vengono incise in un clima di progressiva e inesorabile dissoluzione: un processo iniziato all’alba di quello stesso anno, come documentato dal progetto multimediale Get Back (e relativo naufragio), e culminato infine nell’annuncio, fatto privatamente da John Lennon ai compagni proprio nei giorni precedenti all’uscita di Abbey Road, circa la sua irrevocabile decisione di lasciare la band. Non un briciolo di tensione tuttavia traspare dall’ascolto, che restituisce invece il ritratto- ormai eterno, come quell’attraversamento pedonale diventato icona riconoscibile nel tempo e nelle generazioni – di una band unita, viva, pulsante, pur nella marcata distinzione delle quattro identità artistiche che la animano, ciascuna al culmine della propria espressività e ispirazione.
Complice la volontà consapevole di fare un disco “come ai vecchi tempi”, ovvero di lasciarsi guidare di nuovo da George Martin (messo da parte per i progetti precedenti, a partire dal White Album), i Quattro ritrovano, per quella che sarebbe stata l’ultima volta, una concentrazione e una disciplina che sembravano perdute, imprimendo su nastro alcune delle loro composizioni migliori in assoluto, nonché la prova collettiva più coesa dai tempi di Revolver (laddove l’epocale Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band risultava squilibrato dalla parte di McCartney, ideatore e forza trainante di quel progetto, e il doppio bianco era venuto fiori irrimediabilmente frammentario pur nella sua straordinarietà).
Se Lennon affida tutta la sua sregolata inquietudine a tre composizioni così diverse tra loro eppure complementari (Come Together, I Want You, Because), l’ormai non più outsider Harrison raggiunge a fine corsa la tanto agognata cima superando di gran lunga i colleghi (se Something, già all’epoca scelta come singolo apripista, è il classico che tutti conosciamo, Here Comes The Sun è il brano dei Beatles con più ascolti nel nuovo millennio… !); perfino Ringo Starr brilla in tutta la sua irresistibile naiveté pop in quel gioiellino d’arrangiamento che è Octopus’s Garden (complice un piccolo, consueto aiuto dagli amici, specie George, che di fatto co-scrive e arrangia), mentre all’ambizioso McCartney, al netto di due composizioni di genere sul lato A (la discussa Maxwell’s Silver Hammer e Oh! Darling), non resta – oltre al consueto lavoro di fioretto in fase di arrangiamento – che buona parte della composizione e concezione armonica e artistica del lungo medley del lato B, ovvero uno dei passaggi più emozionanti stampati su vinile, dai primi accordi di piano di You Never Give Me Your Money al dittico finale “and in the end the love you take / is equal to the love you make” (e sì, certo, c’è anche la prima ghost track della storia, Her Majesty).
Ecco dunque come la fine dei Beatles, consapevolmente o meno, si è trasformata nella migliore e più riuscita celebrazione della loro musica e del loro talento, traghettando il pop-rock negli anni ’70 e definendo uno standard imitatissimo e ad oggi inarrivabile. L’addio più bello di sempre.
Tracklist
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Discografia
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- 1 Come Together
- 2 Something
- 3 Maxwell's Silver Hammer
- 4 Oh! Darling
- 5 Octopus's Garden
- 6 I Want You (She's So Heavy)
- 7 Here Comes The Sun
- 8 Because
- 9 You Never Give Me Your Money
- 10 Sun King
- 11 Mean Mr. Mustard
- 12 Polythene Pam
- 13 She Came In Through The Bathroom Window
- 14 Golden Slumbers
- 15 Carry That Weight
- 16 The End
- 17 Her Majesty
