Album
Purosangue
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Chiara Grauso
- 25 Febbraio 2020
A cinque anni dall’ultimo album, i Telestar – band toscana formatasi nel 2008 – tornano sulla scena musicale con un album riflessivo e quasi metafisico, incentrato sul tema del cambiamento e rappresentato nella forma della rinascita e dell’evoluzione inevitabile delle cose.
Purosangue è uscito il 10 gennaio 2020 per VetroDischi, ma alcune delle nove tracce che lo compongono ne hanno preceduto l’uscita ufficiale in qualità di singoli, ovvero Non vuoi rinascere e Molto più semplice nel 2019, e Qualcosa è cambiato, Quanto sei Bella e A Vita Nuova nel 2018. Alla produzione troviamo il solito Matteo Cantaluppi (TheGiornalisti, Canova, Ex-Otago) e tra i pezzi più rappresentativi c’è proprio l’ultimo brano citato, a cui spetta la narrazione del tema portante del disco costruito in questo caso sul dialogo rivolto a un tu ormai distante («Tornerai alla serenità / E a guardare a tutto con felicità / Come se fossi ancora qua / Tornerai alla stabilità / A vivere ogni giorno senza gravità / Come se fossi ancora qua»). Anche Non vuoi rinascere, l’episodio maggiormente intimo e riflessivo, costruito com’è su un sentimento quasi rassegnato, ha il suo perché («Cambia la scena le luci gli attori / Cambia anche il senso di quello a cui credi /E intanto non vuoi rinascere»), così come la poetica delle parole semplici di Perché non resti, con una concretezza quasi prepotente nel testo, arriva dritta al punto («E non è facile / Sì lo so ma lascia perdere / Se gli amici non sono più / Come vorresti te / Sappi che è lo stesso anche per me / Ma perché non resti qua / Che potremmo anche dividerci le spese / E sopravvivere io e te / Col divano e l’abat-jour»).
Editors, National e Joy Division sono le influenze che la band ha dichiarato in alcune recenti interviste, ma accanto alle sonorità anglosassoni, la scrittura di Edoardo Bocini rientra in quel filone del cantautorato italiano riflessivo e ricercato che fa scattare naturali rimandi ai Baustelle. E se una Come stai marca dalle parti dell’it-pop («Come stai ora che non hai più bisogno di me / che tutto è andato a farsi fottere / come mai non hai deciso di rispondere / e hai rinunciato anche alle lettere / e c’è un casino fuori che ricopre la città») e in Non hai mai pensato troviamo l’autotune, sono comunque scelte ben amalgamate e coerenti rispetto a un lavoro affatto scontato, e pertanto consigliato non solo a chi normalmente frequenta le produzioni del Cantaluppi.
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