Album

Drang

25 Settembre 2023 industrial ambient elettronica

Dal 2017, anno di pubblicazione di Volume Uno, la musica di Nico Pasquini si è evoluta. Pur rimanendo in un ambito comune a molta drone-ambient di ascendenza post industriale, il suono di Stromboli si è fatto più raffinato. Come già si capiva dal precedente Ghosting, i clangori di Volume Uno si sono liquefatti un continuum elettronico ipnotico e impalpabile, felicemente descritto dall’etichetta con la definizione di “esoteric krautrock, if made for the year 2050”.

Il nuovo album, Drang, rinnova il discorso con altri dodici capitoli di malsana malia digitale, trovando forme di contatto (ancora un po’ forzate, ma dalla direzione futura ben chiara) tra la prima Warp, molti nomi del vecchio catalogo Soleilmoon e il suono post industriale inglese più moderno, come Regis e Raime, avvicinandosi di fatto ad esperienze come Coh meets Abul Mogard, dello scorso anno, sia pure in forme meno estreme.

Le cose migliori però arrivano quando Stromboli disattende in parte queste premesse. Il quarto mondo bionico di Tropico Caustico ne è l’episodio migliore, ma anche brani come Synonyme e il suo tribalismo cyberpunk o gli scenari jazz-noir di Fumo negli occhi sono tracce di un discorso futuro che sembra appena cominciato

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