Album
Station Model Violence
-
Riccardo Zagaglia
- 19 Marzo 2026
Potrebbe sembrare un album d’esordio come tanti altri ma Station Model Violence è in realtà una ripartenza, un modo per tornare a fare musica dopo le difficoltà della pandemia e un cambio di residenza. Il protagonista è Daniel Stewart, artista australiano già leader dei Total Control che una volta stanziatosi a Sydney ha unito altri musicisti (tra cui Micky Grossman e Michael Hassett dei non del tutto dimenticati DEN e Buz Clatworthy aka R.M.F.C.) dando vita agli Station Model Violence.
Il suono (la produzione è in mano a Mikey Young, sempre dei Total Control) è coerente con il DNA di Stewart che già con la band precedente univa elementi Wipers, Wire e Mission of Burma, ma si fanno largo variazioni sul tema ben amalgamate, dal kraut viarato art punk dei Viet Cong/Preoccupations di Heat ai suoni nostalgici ma più ariosi ad altezza Psychedelic Furs (Learn To Hate) passando per sferzate (goth) punk (Drip Away).
Un post-punk chiaramente incasellato in un mare di influenze ma che raramente suona davvero derivativo, un post-punk secco, nervoso ma anche orecchiabile (le chitarre talvolta jangly, talvolta in strumming sparse qua e là fanno il loro dovere, così come il sax mai invadente) che non faticherà a farsi largo tra gli appassionati del genere.
Tracklist
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Discografia
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- 1 Learn to Hate
- 2 Cliffs
- 3 Immolation
- 4 Leisure
- 5 Drip Away
- 6 Apex Calling
- 7 Heat
- 8 Two Eyes for an Eye
- 9 Crepe Throne
- 10 Falling Down
