Album

Station Model Violence

27 Febbraio 2026 post-punk

Potrebbe sembrare un album d’esordio come tanti altri ma Station Model Violence è in realtà una ripartenza, un modo per tornare a fare musica dopo le difficoltà della pandemia e un cambio di residenza. Il protagonista è Daniel Stewart, artista australiano già leader dei Total Control che una volta stanziatosi a Sydney ha unito altri musicisti (tra cui Micky Grossman e Michael Hassett dei non del tutto dimenticati DEN e Buz Clatworthy aka R.M.F.C.) dando vita agli Station Model Violence.

Il suono (la produzione è in mano a Mikey Young, sempre dei Total Control) è coerente con il DNA di Stewart che già con la band precedente univa elementi Wipers, Wire e Mission of Burma, ma si fanno largo variazioni sul tema ben amalgamate, dal kraut viarato art punk dei Viet Cong/Preoccupations di Heat ai suoni nostalgici ma più ariosi ad altezza Psychedelic Furs (Learn To Hate) passando per sferzate (goth) punk (Drip Away).

Un post-punk chiaramente incasellato in un mare di influenze ma che raramente suona davvero derivativo, un post-punk secco, nervoso ma anche orecchiabile (le chitarre talvolta jangly, talvolta in strumming sparse qua e là fanno il loro dovere, così come il sax mai invadente) che non faticherà a farsi largo tra gli appassionati del genere.

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Discografia
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  • 1 Learn to Hate
  • 2 Cliffs
  • 3 Immolation
  • 4 Leisure
  • 5 Drip Away
  • 6 Apex Calling
  • 7 Heat
  • 8 Two Eyes for an Eye
  • 9 Crepe Throne
  • 10 Falling Down
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