Album
Héritage
-
Edoardo Bridda
- 17 Gennaio 2025
“Scoperti” dagli Africa Express, il collettivo guidato da Damon Albarn, i Songhoy Blues sono oggi tra i rappresentanti internazionali più noti della musica del Mali. Il gruppo, il cui nome deriva dall’omonima etnia e regione lungo il fiume Niger, nel tuttora instabile Nord del Paese, ha sempre reinterpretato il desert blues, un genere che vede tra i suoi protagonisti locali Sidi Touré, Ali Farka Touré, Vieux Farka Touré, e formazioni come Tinariwen, Bombino, Tamikrest.
Co-prodotto da Paul Chandler e registrato a Bamako, Héritage si presenta come una vibrante versione (semi) acustica del desert blues, un omaggio agli “antenati” e alla tradizione musicale dell’Africa subsahariana. Questa scelta lo distingue non solo dal suono più robusto del loro album precedente, ma anche dai lavori che hanno contribuito a definire il loro caratteristico “Timbuktu Punk”.
Il disco diventa portatore di un messaggio di unità e pace, con nuove composizioni e rivisitazioni di classici che prendono vita attraverso una danza meticcia e contaminata, caratterizzata da elementi di critica sociale (come la condizione dei bambini mendicanti nelle scuole coraniche in Garibou e i problemi climatici legati al fiume Niger in Issa) e dall’uso di lingue come il songhaï e il bambara.
Tra gli stili esplorati ci sono il takamba, il Senufo, la musica wassoulou e il griot Mande. Le chitarre e le percussioni, in primo piano, si mescolano con un ricco set di strumenti tradizionali a corda, come la kora (arpa), il soku (violino monocorde) e il kamalengoni (arpa a 8 corde), ma anche flauto, xilofono Senufo e percussioni di calabash, creando un mosaico sonoro ricco e variegato.
Tracklist
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Discografia
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- 1 Toukambela
- 2 Gambary
- 3 Norou
- 4 Dagabi
- 5 Gara
- 6 Boutiki
- 7 Boroterey
- 8 Batto
- 9 Garibou
- 10 Woyhenna
- 11 Issa
