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The Forest Is the Path

13 Settembre 2024 pop rock

Il panorama del mainstream rock a metà anni Zero era piuttosto transitorio: il nu metal aveva finito la benzina lasciandosi alle spalle parecchia distruzione, l’emo-pop emergeva prepotentemente in tutta la sua patina teen, l’indie rock britannico proponeva decine di nuove band al mese, i big del decennio precedente (RHCP, Green Day, Foo Fighters…) dominavano le classifiche per le ultime volte lasciando spazio ad exploit (poi non ripetuti) di Killers o Kings Of Leon.

E poi c’erano i Coldplay con il loro pop-rock mutato dal post-britpop (Travis, Stereophonics…) che si è portato sulle spalle i successi enormi ma effimeri di band come i Keane, Snow Patrol o volendo pure James Blunt (e in USA i The Fray). E a conti fatti quegli erano gli ultimi anni in cui era facile trovare in cima alle charts brani classicamente pop-rock, prima della svolta colorata di Chris Martin&co, prima della sbandata fake-folk/stomp and holler e prima delle tamarrate degli Imagine Dragons.

In quel periodo nel Regno Unito gli Snow Patrol avevano davvero pochi rivali, basti pensare che in UK sia Final Straw (2003) che Eyes Open (2006) hanno venduto più di Viva La Vida lasciando una manciata di canzoni ai posteri: Spitting Games, Run, Chocolate, Open Your Eyes e soprattutto Chasing Cars, super hit melodrammatica e vagamente cheesy ad oggi la più ascoltata di sempre su Spotify tra quelle pubblicate nel 2006. Poi le cose non hanno più girato per il verso giusto, con un mercato che ha iniziato a cambiare, con i loro dischi che iniziavano a farsi ancora più piatti e piacioni del solito e con il leader Gary Lightbody alle prese con momenti travagliati e con il classico blocco dello scrittore.

Se il precedente Wildness non ha da nessun punto di vista invertito la parabola discendente, difficilmente ci riuscirà il nuovo album The Forest Is the Path, pubblicato dopo sei anni di vuoto discografico e dopo il recente abbandono del bassista (Paul Wilson) e del batterista storico (Jonny Quinn). Perlomeno non ci riuscirà a livello commerciale, perché a livello artistico siamo di fronte ad una band che suona leggermente più ispirata rispetto ai dischi post-successo, o forse semplicemente con molto meno da perdere: Never Really Tire è il classico brano che i Coldplay non fanno più dai tempi di Parachutes, This Is the Sound of Your Voice è una ballad che aggiorna Never Tear Us Apart (INXS) mentre il singolo All avrebbe probabilmente trovato un discreto airplay radiofonico vent’anni fa. Per il resto, materiale prevedibilmente blando che alterna malinconie plastificate a romanticismi da serie tv.

Tracklist
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Discografia
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  • 1 All
  • 2 The Beginning
  • 3 Everything's Here and Nothing's Lost
  • 4 Your Heart Home
  • 5 This Is the Sound of Your Voice
  • 6 Hold Me in the Fire
  • 7 Years That Fall
  • 8 Never Really Tire
  • 9 These Lies
  • 10 What If Nothing Breaks?
  • 11 Talking About Hope
  • 12 The Forest Is the Path
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