Album
Pygmalion
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Stefano Pifferi
- 18 Febbraio 2014
Se lo scoglio proverbiale per una band è il fatidico secondo disco, beh, allora gli Slowdive lo hanno clamorosamente fallito. L’accoglienza negativa di critica e pubblico all’uscita di Souvlaki, complice anche una congiunzione astrale sfavorevole (vedi alla voce prodromi del brit-pop ma soprattutto uragano del grunge), fa sì che la band si ripensi sia in termini sonori che di collante umano.
Il primo ad allontanarsi dalla band è Simon Scott mentre durante le registrazioni di Pygmalion, anche Chaplin e Savill lasciano la formazione facendo dell’album, uscito nel febbraio del 1995, di fatto una sorta di solo-project di Halstead supportato dalla Goswell e dal neo-entrato batterista Ian McCutcheon. Anche la cifra musicale della formazione viene totalmente o quasi rivista: Pygmalion è infatti una mutevole costellazione in perenne rarefazione di ambient/post-rock sognante, estatica e melodica, limitrofa a quella di formazioni emergenti come A.R. Kane, Seefeel e Labradford.
Comprensibile, in piena esplosione brit-pop e nonostante il paradosso legato al fatto che fosse proprio quest’ultimo album a incarnare quella “svolta pop” (leggi melodicamente intellegibile) che segnò le sfortune del precedente, che la Creation desse il benservito alla band. Invece quell’album ha dimostrato, a distanza di tempo, come fosse il lato più sperimentale di Halstead e Goswell quello su cui forse dover spingere, tante e tali sono le piccole intuizioni che si ritrovano tra i suoi solchi. Strutture evanescenti e astratte come mai prima di allora, quasi al limite del minimalismo o della dimensione spettrale, rimasugli rock a copulare con loop ed elettronica, rarefazione aliena che si fa quasi malinconia cosmica sono piccoli indizi di un album che forse avrebbe meritato più attenzione oppure, girando la prospettiva, come il contesto possa “bruciar” lavori molto coraggiosi e forieri di sviluppi futuri.
Pezzi come l’iniziale, dilatatissima Rutti, la spettrale Miranda coi suoi loop concentrici, la spiritual-ascetica Visions Of La, l’evanescenza di J’s Heaven o la classica Blue Skied An’ Clear sono piccole gioie sospese, eteree e fluttuanti tra mondi alieni, private di qualsivoglia “matericità” del suono per trasformarsi in delicate elegie fuori dal tempo e dallo spazio.
Tracklist
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Discografia
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- 1 Rutti
- 2 Crazy For You
- 3 Miranda
- 4 Trellisaze
- 5 Cello
- 6 J's Heaven
- 7 Visions Of La
- 8 Blue Skied An' Clear
- 9 All Of Us
