Album
God's Gonna Give You a Million Dollars
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Riccardo Zagaglia
- 13 Settembre 2025
Si (auto)definiscono “dirt gaze” i Shallowater, terzetto stanziato a Houston composto da Blake Skipper (voce e chitarra), Tristan Kelly (basso) e Ryan Faulkenberry (batteria). Il riferimento è probabilmente al terriccio delle lande desolate del loro Texas e alla polvere delle strade che lo attraversano, alle numerose tempeste di sabbia (“Born where the dust bowl never died” è il loro claim), ma forse anche al petrolio (la copertina dell’album d’esordio There Is a Well immortala un pozzo petrolifero).
Per quanto affascinante, l’etichetta “dirt gaze” non è forse perfettamente esplicativa del sound della band, che in questo secondo album God’s Gonna Give You a Million Dollars si fa ancora più cristallino e emotivamente potente (alla produzione troviamo Alex Farrar, al lavoro già con MJ Lenderman, Hotline TNT e Waxahatchee). I tempi sono quasi sempre dilatati con spazzolate di batteria a ritmi blandi nella migliore tradizione slowcore (Red House Painters, Low…), chitarra e basso si intrecciano con gusto malinconico e minimale mentre Blake Skipper canta con tono disilluso e lontanamente slacker (talvolta si intravede Neil Young ma con una maggiore flessibità) lo sconforto, il lutto e l’alienazione.
Sei brani senza intoppi: la titletrack sintetizza in quattro minuti e mezzo (l’unica sotto ai cinque minuti) tutte le sfaccettature del trio con una strofa slow-alt-country alla Songs: Ohia, improvvise detonazioni di distorsione che rimandano ad alcune cose dei Codeine e slanci midwest-emo nel successivo dialogo tra chitarra e basso. Highway è forse la canzone più bella del lotto con una forse componente country e una melodia più compiuta, Sadie probabilmente la più toccante mentre nella conclusiva All My Love arriva l’abbraccio di Hayden Pedigo.
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