Album
Camera Melancholia
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Antonello Comunale
- 28 Novembre 2022
Il musicista neozelandese che contribuì a forgiare il suono post rock dei primi anni’ 90 è stato per molto tempo uno dei reclusi più orgogliosi e impavidi che si ricordi. Lontano dal concetto di attualità e moda musicale, fu “riscoperto” da Liz Harris con cui condivise uno split nel 2007. Da lì c’è stato un progressivo ritorno verso una produzione sempre più ingombrante e impegnativa.
Camera Melancholia, secondo album del 2022 dopo Audiotherapy, è un lungo addio musicale alla sua partner affettiva, Kerry McCarthy, che se ne è andata nel 2021 lasciando un lungo strascico di ricordi, come testimonia l’account Instagram di Roy, che è un articolato e appassionante collage di vecchie foto e materiali d’archivio presi da un baule familiare colmo di due decenni di vita insieme. Questo disco allora sembra la soundtrack perfetta di questa immersione nel passato. Non è il primo disco di questo tipo. Quello dell’omaggio post-mortem alla propria amata è un canone ormai classico, ma Montgomery si mantiene come sempre impenetrabile alle sensazioni più effimere.
Il lavoro si divide di fatto in due metà ben distinte. Nella prima, ogni brano è la sononizzazione ben precisa di un evento accaduto in passato a loro due. La chitarra è il fondale su cui allestire trame ora solari, ora impetuose, ora agrodolci. Brani come A series of Images from your youth e On the eve of leaving Dunedin for Christchurch aggiornano quel mix tra Velvet Underground e John Fahey che lo hanno reso celebre. Il secondo lato, invece, è il requiem definitivo di Aura of the afterlife, lunghissimo mantra cosmico in sette parti, dove la chitarra cede il passo all’organo e il disco, anche letteralmente, trascende.
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