Album
Once Upon A Time
-
Mauro Bonomo
- 4 Gennaio 2023
Romance è l’alias di un misterioso progetto ambient legato all’etichetta londinese ECSTATIC. Chiunque si nasconda dietro il nome, in ogni caso, in questo Once Upon A Time non fa mistero della propria fascinazione per il mondo dell’icona pop canadese Celine Dion: nel disco la sua voce è il vero e proprio combustibile per una rielaborazione che si tinge coi toni di un’hypnagogia un po’ lopatiniana, un po’ ambient eterea di ultima generazione (questa compilation come riferimento), un po’ – ovviamente – circolarmente basinskiana.
Il disco si apre con voce di Dion, opportunamente pitchata e rallentata, che chiede «Have you ever been in love?», lasciando un’irresistibile nota di malinconia – e la sensazione di già visto, già sentito, già provato, come fosse filtrata attraverso un sogno. Si passa così attraverso un ampio spettro di emozioni, altrettanto dilatate ma non per questo meno vivide, che con echi da Eccojams aprono orizzonti di speranza (Just A Moment), oppure affrontano ancora un malinconico amore (Somewhere in the Silence) e si dilatano in poco più che suggestioni puramente ambient à la DJ Lostboi (Remember). Prima di concludersi con un’epopea d’archi (Crying Is The Only Thing That Gets Me Through) che potrebbe non sfigurare nella parte centrale dell’immenso Everywhere At The End Of Time, c’è spazio per ulteriori abissi (I’ve Been Blown By The Wind) in cui i riferimenti all’originale si fanno irrintracciabili (proprio come nell’opera dell’appena citato Caretaker, peraltro) e i confini si dissolvono.
Concettualmente, dunque, l’Adult Oriented che da musica di sottofondo per (quasi) antonomasia si trasforma e traveste da ambient – musica d’arredamento, per definizione stessa di Eno. A dimostrare una vicinanza già interpretata nella vapor e nell’hypnagogia di Lopatin, ma che qui si configura – forse anche per l’unicità e particolarità del riferimento iconografico – in maniera originale e suggestiva.
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