Album

Distorted Rooms

22 Settembre 2023 post-rock abstract

Sette anni tra un album e l’altro sono un’enormità ma se ti chiami Radian è lo standard che ti sei dato per tornare sul medesimo luogo del delitto. Sette anni erano passati tra Chimeric (2009) e On Dark Silent Off (2016) e altrettanti ne passano da quest’ultimo a Distorted Rooms pubblicato il 22 settembre 2023.

La materia è quella angolare e nebulosa, tesa e sospesa, a cui il trio composto da Martin Brandlmayr (batteria, elettronica), Martin Siewert (chitarra, elettronica) e John Norman (basso) ci ha abituato dai suoi esordi su Thrill Jockey. Chiamalo se vuoi post-rock ma questa è una bestia piuttosto differente, ipnotica, disconnessa, ripassata nell’elettricità statica degli speaker, più vicina all’elettroacustica che alle decostruzioni post-hardcore degli Slint, un jazz conturbante e anti-virtuoso, a sua volta sconnesso, tortuoso. Non mancano neppure geometrie ed eleganza di stampo Tortoise ma i tre te le fanno trovare soltanto quando hanno deciso di riannodare il discorso.

Quando vogliono alzano volumi, serrano i ranghi e possono diventare qualcosa di messianico ma spesso la loro attenzione è per dettagli che vengono magnificati ed esplosi, esplorati secondo differenti angolazioni. A proposito della precedente prova parlavamo di “tessiture fatte di microfibre musicali apparentemente scollegate ma in realtà centellinate con sapienza”, musica in filigrana, texture che emergono da un laboratorio di idee apparentemente scombinate e casuali.

Quel suono magnifico e imprendibile ritorna in queste sei stanze distorte. Tracce che hanno decantato a lungo nello studio e nelle menti dei suoi autori, un tempo speso nel più proficuo dei modi. La musica dei Radian non abita il nostro tempo ma ne coglie tensioni e presagi.

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