Album
After the Flash Flood
-
Alessandro Pogliani
- 15 Marzo 2018
Il moniker scelto da Marc Jacobs, da vent’anni residente a Bruxelles ma olandese di nascita, è in parte sintomatico: Prairie, ovvero “prateria”, segnala l’interesse verso esplorazioni cinematico-paesaggistiche di larghe vedute e orizzonti ampi. Attenzione però: all’ascolto la land music di Jacobs non ha nulla di una ambient rassicurante e prende subito una forma apocalittica.
After the Flash Flood prosegue sulla linea tracciata con Like A Pack Of Hounds, esordio sulla lunga distanza uscito nel 2015 per la Shitkatapult co-diretta da Apparat (sopravvanzando le più ingenue suggestioni dell’esordio del 2013, l’EP I’m So In Love I Almost Forgot I Survived A Disaster), per il quale già si parlava di atmosfere desolate à la Cormac McCarthy. Con il secondo album Prairie taglia gli ultimi ponti costruiti su detriti post-rock e si avventura in territori plumbei e senza speranza, tra tempeste digitali, fantasmi acustici e field recordings. Squarci di calma apparente sono subito ricuciti da assalti al rumor bianco, con bordate berlinatonali da ascoltare impietriti, nella terra di nessuno tra Ben Frost, Tim Hecker e FIS.
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Discografia
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- 1 Flash Flood
- 2 Raindeaf
- 3 Sisters
- 4 A Permanent War Economy
- 5 Rabid Ibrahim
- 6 Underwater Body Hunting
- 7 Elephants Will Rise Again
- 8 Hard Water:Cracked Ice
- 9 Hayashi Clock
