Album
Liminal
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Marco M. Boscolo
- 10 Giugno 2026
È in parte un ritorno alle origini, Liminal, settimo disco di composizioni originali della pianista e violinista Poppy Ackroyd. Dopo un periodo di cambiamenti personali profondi, l’artista britannica ha sentito l’esigenza di un suono più intimo, personale e, diciamo noi, anche delicato. Si segnala, quindi, un ritorno a un’estetica in linea con il debutto per Denovali Records, quell’Escampement del 2013 che l’aveva fatta conoscere a chi si interessa di composizione contemporanea fuori dai giri accademici. I dischi successivi, Sketches e Resolve, non che fossero da buttare, ma avevano perso la freschezza immediata dell’esordio.
Qui torna a proporre quelle composizioni classic-pop cicliche e minimali che fanno pensare molto a dei carrillon vintage che prendono vita nella luce di passaggio di un tramonto. Suona tutto lei, che pure registra e si occupa del missaggio, a testimonianza di un progetto fortemente personale e voluto. Weightless si muove come il soffio di un ballo gentile, mentre Continuum si muove in direzione di una Hidden Orchestra (in cui le spesso suona il violino) meno ritmica e un pianismo circolare. In Between Two Worlds c’è un uso più “classico” degli archi, che sostengono uno sviluppo fortemente drammatico e cinematografico. Sempre c’è una ricerca di spazi piccoli spazi sonori in equilibrio tra notte e giorno, chiaro e scuro.
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