Album
Inflatable Gravestone
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Lorenzo Montefinese
- 9 Settembre 2023
Inflatable Gravestone è l’album di debutto di Mun Sing (alias Harry Wright, già metà dei Giant Swan). Esce su Planet Mu, a cinque anni dalla sua ultima apparizione in solo (l’EP Scissor, pubblicato da SVBKVLT).
All’origine dell’album vi è la scomparsa del padre di Wright nel 2020, a seguito di una travagliata dipendenza da sostanze. Inflatable Gravestone, informa la press release, «esplora idee di “spiritualità” e di un “sé superiore” in relazione alla dipendenza e ai suoi parallelismi con i meccanismi di difesa dal dolore». Contrariamente alla prassi comune in questi casi, Mun Sing non traduce l’esperienza del lutto in un album dai toni deprimenti e funerei. Al contrario, opta per un’estetica hi-tech che, se apprezzabile per il minuzioso lavoro di sound design, non riesce tuttavia a colpire nel segno e a toccare l’ascoltatore.
La parola d’ordine, dall’inizio alla fine, è massimalismo. La tracklist alterna atmosfere più intimiste – perlopiù nei brani in cui la cantante MX World legge passi estrapolati dal diario paterno – ad altri più concitati e (deconstructed) club-oriented, oppure episodi in cui il sound design sembra essere più fine a se stesso che non funzionale alla narrativa che vuole sorreggere l’album. In tutti questi casi, aleggiano vividi i fantasmi di Arca, Holly Herndon e SOPHIE (ma anche Gazelle Twin nei momenti di maggior istrionismo vocale), nei confronti delle quali il compito manierista è ben svolto ma manca di mordente e di guizzi che si imprimano nelle orecchie di chi ascolta.
Il caos multiforme di Inflatable Gravestone sembra insomma girare a vuoto, per una raccolta di pezzi il cui unico collante, a conti fatti, è l’ostinata ricerca dell’effetto sorpresa e dell’iperstimolazione sonora.
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