Album
Luke Vibert Presents Modern Rave
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Alessandro Pogliani
- 28 Giugno 2020
Nel secondo episodio della trilogia che segna il 2020 di Luke Vibert (pubblicato da Hypercolour dopo Amen Andrews di maggio e prima di Rave Hop di luglio), lo Stregatto cornish prosegue indefesso nel lavoro di tessitura di un colorato e caldo patchwork di sample, producendo uno strano effetto di vertiginosa nostalgia.
Nella centrifuga spaziotemporale del venerabile Vibert passano, punteggiati dagli immancabili intercalari «can u feel it?», «this is a journey into stereo sound», «the music just turns me on» e compagnia breakante, Kraftwerk e Chic (Numbas), Bizarre Inc. e Landlord (Beef), Dee D. Jackson (Feel One), D-Train (Sky’s The Limit), Orbital (Dream), Ice-T (Ladies)… e avanti Savoia fino alle ubertautologiche Acid e Ecstacy. Ok, il troppo stroppia, ma a tratti San Vibert, shakerando un ostensorio che in mano ad altri sarebbe pesante, compie il miracolo di sciogliere il sudore coagulato dei rave dei primi anni Novanta, e riesce ancora a farcene sentire il sapore dolciastro tra i denti.
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